Grande cordoglio a Berchidda per la scomparsa di Franchino Asara
Il ricordo degli amici e le parole del parroco hanno raccontato la figura di uno sposo, padre e nonno che ha fatto della disponibilità e dell’amicizia uno stile di vita.
BERCHIDDA | 29 giugno 2026. Ha “scelto” non a caso la data. Franchino Asara ha lasciato la vita terrena nella tarda serata di giovedì 25 giugno. Proprio quella data aveva dei riferimenti precisi di anni fa, legati alla sua esistenza: era il giorno in cui “compiva” 65 anni e mezzo ed era soprattutto l’anniversario del matrimonio celebrato con Alessandra nella Cattedrale di Castelsardo, affacciata sul mare, in una calda mattinata come lo sono queste giornate, tristi quando coincidono con la scomparsa di una persona cara.
Tutto porta a pensare oggi – quando è il momento della riflessione e del ricordo – che quella data fosse stata scritta, voluta, da chi appunto doveva intraprendere la via per il Signore. Quando si è presentato davanti al letto di dolore il sacerdote venuto da fuori per portare la sua vicinanza alla famiglia, in virtù dei reciproci rapporti di amicizia e di fede, gli occhi dell’infermo hanno brillato, hanno ritrovato una inaspettata lucidità, che già era venuta meno in questi ultimi giorni a causa della malattia. La presenza, le parole di conforto e liberatorie del Prelato fanno pensare che la mente avesse elaborato la scelta di quella data, che riportava a ricordi lontani, di gioia. Sembrava, in quel giovedì 25, che si stesse chiudendo un altro giorno di sofferenza, ma no, doveva avere un significato: quasi a fine giornata, ha voluto consegnarsi nelle mani del Signore.
Franchino Asara era una persona molto conosciuta non solo a Berchidda, dove risiedeva e ha sede la nota azienda di autolinee e di pullman granturismo, anche e soprattutto per il suo carattere aperto, gioviale, socievole, positivo nei confronti di tutte le persone che avevano modo di intrattenere rapporti di amicizia o semplice conoscenza, per via dell’attività lavorativa e non solo. Aveva iniziato come autista – era normale, quasi scontato – nella ditta fondata dal nonno Cicito nel 1947, poi portata avanti dal padre Peppino e tuttora gestita in famiglia.
Il contatto con gli utenti, per la maggior parte studenti che frequentavano le scuole superiori, lo ha portato a conoscere persone di intere generazioni, contatti che non sono mai venuti meno, anzi rafforzati da frequentazioni derivanti dal carattere sempre aperto a un sano dialogo.
Questa capacità l’ha messa al servizio nel momento in cui ha avuto la possibilità di girare tutta la Sardegna, intrattenendo proficui e duraturi rapporti con tutti coloro che avevano a che fare con il mondo del trasporto, della ricettività alberghiera, del turismo. Non erano solo relazioni di lavoro, diventavano sistematicamente rapporti di amicizia e di stima reciproca.
Se Franchino ha avuto grandi meriti nel consolidare – insieme alle sorelle – l’azienda di famiglia, un capitolo a parte merita l’aspetto sportivo, per la sua conclamata passione per la squadra del Cagliari e per i suoi trascorsi nella locale squadra di calcio, di cui è stato prima giocatore, poi dirigente e presidente.
La notizia della scomparsa di Franchino si è sparsa nelle prime ore del mattino di venerdì, il paese si è quasi fermato, la centrale piazza del Popolo si è poi via via animata per via delle tante persone, colleghi, amici comuni, arrivati dai paesi vicini e da diverse parti dell’Isola, che non sono voluti mancare per tutta la giornata per un mesto saluto nella chiesetta di Santa Croce. I funerali si sono svolti nella chiesa di San Sebastiano con la messa officiata dal parroco don Guido Marrosu e concelebrata dal parroco di Monti don Pierluigi Sini, dal parroco di Ardara don Paolo Apeddu e da padre Teresino Serra.
Toccanti sono state le parole di don Guido nel ricordare la figura di Franchino, sposo, padre, nonno, osservante dei valori della Chiesa, la vicinanza alla Comunione, come è sembrato quasi doveroso alla fine della Messa il pensiero espresso dagli amici più cari: «Con il cuore colmo di emozione, grazie Franchino, per l’affetto, la disponibilità, l’amicizia che ci hai sempre riservato. Infinitamente di più di quello che siamo riusciti a darti noi. Ma tu eri insuperabile». Fai buon viaggio… in Paradiso.
Berto Crasta
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