«Fronte comune contro il caro trasporti», Coldiretti Sardegna chiama a raccolta imprese e istituzioni
Le proposte al Governo e all’Ue: credito d’imposta e misure europee per eliminare il divario competitivo dell’isola.
CAGLIARI | 1° novembre 2026. Una chiamata a raccolta del mondo imprenditoriale e delle istituzioni sarde per portare davanti al Governo e all’Unione europea il grido d’allarme del tessuto produttivo isolano e delle famiglie, stretti tra caro trasporti e costi dell’ETS (Emissions Trading System). A proporre un fronte comune è Coldiretti Sardegna, che rilancia la necessità di una risposta unitaria alla crisi di competitività delle imprese e ai contraccolpi sui cittadini sardi. Secondo l’organizzazione agricola sono due i piani su cui intervenire: da una parte, proporre al Governo un credito d’imposta permanente che compensi i maggiori costi del trasporto delle merci; dall’altra, aprire un’interlocuzione comune con l’Unione europea per individuare misure che riconoscano concretamente lo svantaggio dell’insularità ed eliminino il divario competitivo delle aziende sarde rispetto al resto d’Italia e d’Europa.
La vertenza, infatti, riguarda tutta l’economia regionale e le famiglie sarde. Ancora oggi il costo per far arrivare le merci e portare fuori le produzioni comprime i margini delle aziende, frena gli investimenti e si ripercuote sui prezzi e sul potere d’acquisto dei cittadini. Coldiretti Sardegna, condividendo l’allarme lanciato recentemente da Confindustria Sardegna, rilancia la necessità di dare forza a un’iniziativa comune. Con rincari complessivi dei trasporti fino al 50% in cinque anni, già denunciati dall’organizzazione agricola all’inizio del 2026, serve una continuità territoriale delle merci reale, accompagnata da strumenti fiscali stabili che riconoscano e compensino lo svantaggio dell’insularità.
«Le imprese e le famiglie sarde non possono continuare a pagare il prezzo di una condizione geografica che si traduce ogni giorno in maggiori costi e minori opportunità. Per chi produce nella nostra Isola, il nodo trasporti è un freno alla crescita che l’attuale crisi internazionale rende ancora più pesante», sottolinea il presidente di Coldiretti Sardegna, Battista Cualbu. «Ecco perché chiamiamo a raccolta il mondo imprenditoriale e le istituzioni: serve un fronte comune che porti con forza questa emergenza davanti al Governo e all’Europa, ciascuno per le proprie competenze. La specificità della Sardegna deve essere riconosciuta nei fatti, garantendo alle nostre aziende la possibilità di competere e ai cittadini condizioni di maggiore equità».
«La nostra proposta al Governo è quella di un credito d’imposta permanente che intervenga direttamente sul maggior costo del trasporto delle merci e possa compensare in modo mirato lo svantaggio che grava sui prodotti sardi quando raggiungono i mercati – spiega il direttore Luca Saba – a maggiori quantità di prodotto vendute fuori dall’Isola corrispondono maggiori costi di trasporto e quindi una compensazione più alta, mentre a quantità inferiori la compensazione è più bassa. Questa proposta secondo noi potrebbe abbattere in maniera proporzionata il costo aggiuntivo effettivamente sostenuto dall’impresa. Il confronto con i tecnici degli uffici istituzionali potrà individuare gli strumenti migliori per rendere operativo un intervento che possa avere ricadute reali per i nostri territori. Unire le forze e aprire un confronto permanente è oggi un obiettivo fondamentale».
Per agricoltori e allevatori il trasporto pesa due volte: per far arrivare mangimi, fertilizzanti, attrezzature e altri mezzi di produzione e per portare fuori dall’Isola le produzioni. Un doppio aggravio che erode il reddito agricolo e si ripercuote sulle attività di trasformazione e commercializzazione. Al prezzo si aggiunge la certezza del servizio: per i prodotti deperibili e il bestiame, collegamenti regolari, disponibilità degli imbarchi e tempi affidabili sono indispensabili quanto tariffe sostenibili.
Accanto alla proposta del credito d’imposta al Governo, Coldiretti Sardegna propone alla Regione e al mondo imprenditoriale un confronto permanente con l’Unione europea per individuare strumenti che riconoscano l’insularità e superino il divario competitivo. Al centro, una continuità territoriale delle merci effettiva e collegamenti adeguati tutto l’anno.
«Le difficoltà delle aziende sarde e dell’intera filiera agroalimentare richiedono una risposta condivisa – concludono Saba e Cualbu – le nostre produzioni devono poter raggiungere i mercati europei e internazionali a costi competitivi. L’insularità è una condizione permanente e richiede una compensazione permanente: al Governo proponiamo un credito d’imposta strutturale, alle istituzioni europee un confronto sugli strumenti per riconoscere questa specificità e superare il divario competitivo. Su questi obiettivi invitiamo la Sardegna a parlare con una voce sola».
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