• 23 Settembre 2021
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Dall’Aou di Sassari la foto simbolo del Natale 2020

foto simbolo del Natale 2020

Secondo L’Eco di Bergamo è la foto simbolo del Natale 2020, quella immortalata lo scorso 7 maggio scorso nella sala parto della Ginecologia e Ostetricia dell’Aou di Sassari.

Un bambino appena nato che tira involontariamente la mascherina dell’ostetrica che lo tiene in braccio e che ha appena assistito la sua mamma in sala parto. Per il quotidiano L’Eco di Bergamo è la foto simbolo del Natale 2020, anche se lo scatto risale al 7 maggio scorso. A essere ritratti sono il piccolo Mattia e l’ostetrica Gianfranca Fiori, che lavora nella sala parto della Ginecologia e Ostetricia dell’Aou di Sassari.

«È stata una reazione inaspettata – racconta Gianfranca Fiori che nei suoi anni di professione non ricorda un episodio simile – una sorpresa sia per me che per le mie colleghe che hanno voluto subito immortalare quel momento».

L'Eco di Bergamo con la foto simbolo del Natale 2020
La prima pagina dell’Eco di Bergamo con la foto simbolo del Natale 2020

Una foto che ricorda quella scattata a ottobre a Dubai, dove si è verificato un analogo episodio che ha avuto da subito un forte risalto mediatico. Quello sassarese, invece, avvenuto a maggio, era stato pubblicato sul sito vistanet.it. A scovarla sul web, adesso, è stato il direttore de L’Eco di Bergamo, Alberto Ceresoli, che l’ha pubblicata sulla prima pagina del giornale, in edicola nel giorno della Vigilia di Natale.

«È sicuramente un motivo di orgoglio per noi – afferma il direttore dell’unità operativa di Ginecologia e Ostetricia dell’Aou di Sassari professor Salvatore Dessole – che siamo il punto nascita di riferimento sul territorio».

Così Mattia, che adesso di mesi ne ha sette, si trova a essere una piccola star per la mamma Marinella Campus, 41 anni alla sua prima gravidanza, e per il papà Stefano Colombino. «Siamo contenti di questa scelta del giornale – afferma mamma Marinella – e la sua nascita è stata anche un momento di libertà. Quelli trascorsi in reparto, infatti, sono stati tre lunghi giorni senza mio marito, che vedevo soltanto dalla finestra dell’ospedale. Ho affrontato tutto da sola, con la forza che un figlio può darti. Quando ho rivisto mio marito, ci siamo guardati e siamo scoppiati a piangere».

Per le restrizioni del Covid, infatti, in reparto e in sala parto non sono ammessi i papà. «Sentirsi soli in una esperienza come la nascita è un po’ triste, bisogna sottolineare però – precisa professor Salvatore Dessole – che si tratta di misure di protezione della salute, quella delle stesse mamme, dei piccoli e degli operatori. Qui da noi, poi, abbiamo creato due percorsi ben precisi uno per le pazienti no Covid e uno per quelle Covid positive».

E proprio in quest’ultimo percorso medici, ostetriche e infermiere entrano indossando tutti i dispositivi di protezione necessari. «Stiamo per molte ore bardate di tutto punto – riprende Gianfranca Fiori – è dura ma è anche speciale quello avviene lì. Speriamo che questa scelta fatta dal quotidiano bergamasco sia di buon augurio per una rinascita», conclude.