• 24 Luglio 2021
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Il trio di John Patitucci di scena a Capoterra il 23 luglio

John Patitucci di scena a Capoterra

CAPOTERRA. Ha legato le corde del suo strumento a musicisti del calibro di Chick Corea, Wayne Shorter, Stan Getz, Herbie Hancock, Pat Metheny, Wynton Marsalis, Joshua Redman, Michael Brecker, McCoy Tyner, Freddie Hubbard, Tony Williams, Hubert Laws e Hank Jones, tra gli altri; e poi, fuori dall’ambito jazzistico, Sting, Astrud e Joao Gilberto, Joni Mitchell, Carole King, Milton Nascimiento.

John Patitucci, uno dei bassisti più apprezzati della scena jazzistica mondiale, è il grande protagonista del concerto in programma il 23 luglio all’anfiteatro del Parco Urbano di Capoterra, la cittadina a una dozzina di chilometri da Cagliari: un appuntamento da non perdere proposto dalla cooperativa Forma e Poesia nel Jazz, organizzatrice dell’omonimo festival che a fine settembre vivrà nel capoluogo sardo la sua ventiquattresima edizione, in collaborazione con l’associazione DreamWalk Sound di Capoterra.

Il musicista e compositore newyorkese sarà al centro dei riflettori a partire dalle ore 21 alla testa di un super trio che vede accanto al suo contrabbasso altri due nomi di primo piano della scena musicale statunitense: il sassofonista Chris Potter e il batterista Brian Blade. I biglietti, a 22 euro (più diritti di prevendita) si possono acquistare sul circuito Box Office Sardegna.

Classe 1959, John Patitucci ha iniziato a suonare il basso elettrico all’età di dieci anni, quello acustico a quindici e il pianoforte a sedici. Musicista eclettico, passato rapidamente dal suonare soul e rock al blues, al jazz e alla classica, si è spinto a esplorare tutti i tipi di musica sia come strumentista che da compositore. Dal 1985, la sua collaborazione con Chick Corea gli ha guadagnato consensi in tutto il mondo e un posto di primo piano sulla scena jazzistica, come certificano quindici nomination e due Grammy Awards

Come compositore, dopo aver esplorato stili diversi sui suoi dischi e su quelli di Chick Corea, è stato incaricato di scrivere per vari gruppi e solisti di musica da camera, come il Turtle Island String Quartet, il violista Lawrence Dutton dell’Emerson String Quartet, la virtuosa del pianoforte Ann Schein e il quartetto d’archi Elements, tra gli altri.

Nel 2000 ha ricominciato a girare con il quartetto di Wayne Shorter (col quale aveva anche registrato per il disco “Phantom Navigator”, nel 1986), dove alla batteria c’è Brian Blade, che comparirà pure in seguito in formazioni come lo stellare quintetto Directions in Music guidato da Herbie Hancock con il compianto Michael Brecker al sax e Roy Hargrove alla tromba; o come sulle tracce dell’album “Remebrance” (nominato per un Grammy Award nel 2009), il tredicesimo da leader nella discografia di Patitucci, e nel successivo “Brooklyn” con l’Electric Guitar Quartet.

E sarà appunto Brian Blade a sedere dietro piatti e tamburi nel concerto del prossimo 23 luglio a Capoterra. Classe 1970, il batterista ha i primi contatti con la musica tramite il gospel. A nove anni inizia a studiare violino che però abbandona presto a favore della batteria, per appassionarsi poi al jazz, ai tempi del liceo. Diciottenne, si trasferisce a New Orleans dove studia e suona con la maggior parte dei musicisti locali. Nel 1997 forma la Fellowship Band con cui ha pubblicato il suo album di debutto nel 1998, seguito da “Perceptual” (nel 2000), “Season of Changes” (2008), “Landmarks” (2014) e l’ultimo “Body and Shadow” (2017).

Con John Patitucci e Brian Blade, il terzo vertice della formazione attesa il mese prossimo in Sardegna, Chris Potter, è nato a Chicago nel 1971. Interessato alla musica fin da piccolo, ha iniziato a padroneggiare molto presto diversi strumenti, tra cui la chitarra e il pianoforte, per votarsi infine al sassofono.

Nel 1993 comincia una lunga serie di collaborazioni che lo porteranno a suonare con musicisti del calibro di Paul Motian, Ray Brown, Jim Hall, James Moody, Dave Douglas, Joe Lovano, Wayne Krantz, Mike Mainieri, Steve Swallow, Steely Dan, Dave Holland, Joanne Brackeen, Patricia Barber, Marian McPartland, la Mingus Big Band, tra gli altri, oltre a incidere album a proprio nome – quindici come leader – e apparire in oltre cento come sideman. Grazie alle sue eccellenti abilità tecniche, alla versatilità con cui affronta diverse situazioni musicali e al suo approccio alla musica innovativo, Chris Potter è considerato uno dei migliori sassofonisti jazz viventi.