• 2 Marzo 2021
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Logudorolive

La Sardegna rimane arancione. Il Tar respinge il ricorso della Regione

Sardegna Arancione

La Sardegna rimane arancione. È stato respinto, come era facile prevedere, il ricorso presentato dalla Regione contro l’ordinanza firmata lo scorso 22 gennaio dal ministro della Salute Roberto Speranza che aveva declassato la Sardegna in zona arancione e quindi con misure più restrittive da osservare nella lotta alla diffusione del Covid 19.

Dalla lettura del decreto monocratico del presidente del Tar, Dante D’Alessio, si evince come non sia stato commesso alcun errore nei metodi di valutazione, – né discrezionali e né immotivati –, adottati dei tecnici del ministero. Anzi, la classificazione a zona arancione, è il «frutto dell’applicazione di numerosi criteri, per lo più automatici – si legge nel decreto –, elaborati con un algoritmo, che sono stati scelti per monitorare l’andamento dell’epidemia e riguardano diversi ambiti, in particolare per la Regione Sardegna, nel periodo di rilevazione, erano risultati peggiorati quattro indicatori importanti: la percentuale di occupazione dei posti letto nelle terapie intensive, l’incidenza dei casi attivi ogni 100.000 abitanti, l’andamento dei focolai e la completezza e la velocità di trasmissione dei dati”.

Tra gli altri dati che hanno inciso nella decisione del Ministero della Salute, la percentuale di «occupazione dei posti letto in terapia intensiva», cresciuta nel periodo preso in esame al 31%, un «punto percentuale sopra la soglia di allerta del 30%, e tale dato solo successivamente è stato migliorato con la discesa sotto la soglia del 30%». Perciò «con una probabilità di diffusione moderata e un impatto alto, la classificazione del rischio è stata quindi definita “alta” e la Regione Sardegna è stata pertanto classificata in zona arancione».

A questo punto la richiesta della Regione Sardegna di essere riposizionata in zona gialla può essere accolta solamente quando i parametri risultino positivi in due report consecutivi (ossia dopo 15 giorni). Non resta che attendere, dunque, il 5 febbraio, giorno del prossimo pronunciamento del Ministero.

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