Longevità e comunità, a Cagliari il confronto su numeri e politiche per l’invecchiamento attivo

Questa mattina nella Sala Fondazione di Sardegna si è tenuto il convegno finale di restituzione dei risultati del progetto “Attivi insieme: la strada per la longevità” promosso dalla FAP ACLI.
CAGLIARI | 1 aprile 2026. In Sardegna gli over 64 erano circa 280mila nel 2005, pari al 17% della popolazione. Oggi, a distanza di vent’anni, sono diventati oltre 428mila e rappresentano il 27% dei residenti, una quota superiore alla media nazionale, ferma intorno al 25%. Le proiezioni indicano inoltre che entro il 2055 gli ultra sessantaquattrenni potrebbero arrivare a costituire addirittura il 42% della popolazione sarda. Un dato che restituisce con chiarezza la portata del cambiamento demografico in atto e la necessità di affrontarlo non solo sul piano assistenziale, ma anche su quello della prevenzione, della salute, della socialità e della partecipazione.
Per rispondere all’urgenza della riflessione sul tema, si è svolto questa mattina, nella Sala Fondazione di Sardegna a Cagliari, il convegno “Longevità e comunità. Politiche e impegno condiviso sul territorio”, un incontro pubblico di restituzione dei risultati del progetto “Attivi insieme: la strada per la longevità”. Tenuta in chiusura anche una tavola rotonda di confronto sulle politiche attive per gli over 65 con rappresentanti di Regione, Città Metropolitana e Comune di Cagliari.
L’iniziativa è stata promossa dalla FAP Acli e da Acli Provinciali Cagliari, con il contributo della Fondazione di Sardegna, ed è stata realizzata in collaborazione con diversi partner territoriali, tra cui la Scuola di Specializzazione in Psicologia della Salute di Cagliari. Il progetto ha adottato un approccio biopsicosociale, mettendo al centro la persona anziana nella sua interezza: benessere cognitivo, equilibrio psicologico, salute fisica, relazioni e senso di appartenenza alla comunità.

«I dati che abbiamo presentato dicono chiaramente che lavorare sulla socialità, sulla prevenzione e sul benessere degli anziani non è un tema secondario, ma una priorità concreta per i nostri territori», ha detto Giacomo Carta, presidente delle Acli provinciali di Cagliari. «Con “Attivi insieme” in questo anno abbiamo costruito un percorso vero, fatto di relazioni, attività e continuità. Il valore più importante, secondo me, è proprio questo: aver dimostrato che quando si mettono insieme competenze e comunità si possono ottenere risultati concreti. Adesso la sfida è fare un passo in più e non fermarsi. Stiamo già lavorando per far ripartire il progetto, in questa nuova fase stiamo coinvolgendo sette comuni e c’è la volontà di ampliarlo ulteriormente, perché crediamo che questo modello possa essere portato anche in altri territori. Per fare questo serve un impegno condiviso. Serve rafforzare la collaborazione tra istituzioni e terzo settore e serve investire con maggiore continuità su percorsi come questo, che lavorano sulla prevenzione e sulla qualità della vita delle persone. Noi siamo pronti a fare la nostra parte, mettendo a disposizione un’esperienza che ha funzionato e che può crescere ancora».
«Il progetto ha sinora coinvolto complessivamente circa 150 anziani, di cui 133 hanno partecipato con continuità alle attività proposte, mentre 39 persone sono state incluse nel campione di ricerca sul quale sono stati raccolti e analizzati i dati», ha spiegato Francesca Garau, psicologa e referente del progetto. «Siamo partiti dai territori di Elmas, Cagliari e Decimomannu, per poi estendere il lavoro anche a Cortoghiana, Mandas e Teulada, raggiungendo contesti differenti ma accomunati dallo stesso bisogno: offrire alle persone anziane occasioni concrete per restare attive, presenti e coinvolte. I dati ci mostrano segnali incoraggianti: si osservano miglioramenti nelle capacità cognitive, in particolare memoria e attenzione, accompagnati da un lieve incremento del benessere psicologico e da una riduzione dei livelli di solitudine e dei sintomi depressivi. Ma c’è un altro elemento importante: i partecipanti partivano già da condizioni mediamente buone. Questo significa che il progetto ha funzionato soprattutto come strumento di mantenimento, rafforzamento e prevenzione, aiutando a consolidare il benessere prima che emergano fragilità più marcate».
Nel corso dell’anno sono stati attivati training metacognitivi, percorsi di life skills, laboratori creativi, attività sensoriali, momenti di socializzazione, uscite sul territorio e attività motorie adattate, come ginnastica dolce e pilates, in un modello integrato pensato per stimolare contemporaneamente mente, corpo e relazioni. Un modello che, anche alla luce dell’elevata adesione e continuità di partecipazione, si propone oggi come esperienza concreta e replicabile di promozione dell’invecchiamento attivo.
La tavola rotonda: un confronto sulle politiche attive di Regione, Città metropolitana e Comune di Cagliari
La tavola rotonda, ha rappresentato il cuore politico e istituzionale dell’incontro. Il confronto ha riunito attorno allo stesso tavolo rappresentanti delle istituzioni e del territorio, chiamati a discutere di come trasformare esperienze progettuali come “Attivi insieme” in una prospettiva più ampia e strutturale, capace di incidere concretamente sulle politiche pubbliche dedicate alla longevità.
Nel corso dell’incontro, moderato da Giacomo Carta, presidente delle Acli provinciali di Cagliari, è emersa con forza la necessità di affrontare il tema dell’invecchiamento attivo attraverso politiche pubbliche integrate, capaci di mettere al centro la persona, i territori e la qualità della vita.
Anna Puddu, assessora delle Politiche sociali del Comune di Cagliari, ha richiamato l’impegno dell’amministrazione nel costruire servizi sempre più aderenti ai bisogni reali dei cittadini, sottolineando la volontà di restituire centralità alla persona e di ripensare gli spazi urbani e sociali in questa direzione. Puddu ha inoltre evidenziato come oggi la sfida per l’amministrazione sia quella di diventare una istituzione capace di prendersi cura della persona in modo complessivo, attraverso politiche sociali condivise con gli altri ambiti dell’azione pubblica, dallo sport alla cultura.
Barbara Pusceddu, vicesindaca della Città Metropolitana di Cagliari, ha posto l’attenzione sulla complessità del nuovo assetto metropolitano, che oggi comprende 70 Comuni, molto diversi tra loro per caratteristiche sociali, bisogni e disponibilità di risorse. Proprio per questo, ha spiegato, la Città Metropolitana ha scelto di mettere a sistema le diverse esperienze e progettualità all’interno di un Piano per l’invecchiamento attivo, costruito anche a partire dagli indirizzi della normativa europea. L’obiettivo è quello di creare nuove opportunità di partecipazione e nuove attività rivolte alla popolazione anziana, superando uno dei principali ostacoli che spesso emerge sui territori: la carenza di strutture adeguate e di spazi in cui sviluppare percorsi continuativi.
Da parte sua, Valter Piscedda, consigliere regionale, ha annunciato la presentazione di un disegno di legge dedicato al tema, partendo da una visione che considera gli anziani non come una fascia debole da assistere, ma come una vera risorsa per il popolo sardo, soprattutto in una fase storica segnata anche dal fenomeno dello spopolamento. Piscedda ha sottolineato l’esigenza di promuovere l’invecchiamento attivo attraverso un intervento del legislatore regionale, ritenuto necessario per garantire unità di intenti ed efficacia su un territorio in cui i confini tra i Comuni sono ormai sempre più labili. Tra le ipotesi indicate, la promozione di progetti socialmente utili anche attraverso l’istituzione di forme di servizio civile per anziani, il sostegno a esperienze come gli orti sociali, la valorizzazione della trasmissione dei mestieri e delle competenze tra generazioni, e la possibilità di convenzionare enti e realtà del territorio, individuando al tempo stesso le risorse necessarie per rendere strutturali questi interventi.
La tavola rotonda ha consentito di allargare lo sguardo oltre il singolo progetto, mettendo al centro il ruolo delle istituzioni regionali e locali, della rete associativa e dei presìdi territoriali nella costruzione di risposte condivise a una delle trasformazioni più profonde che interessano oggi la Sardegna. In un territorio in cui la popolazione anziana cresce in modo costante e in cui l’area metropolitana di Cagliari concentra da sola circa un terzo della popolazione anziana regionale, il tema è emerso in tutta la sua ampiezza: non riguarda soltanto i servizi sociali, ma anche la qualità complessiva della vita comunitaria, la prevenzione sanitaria, l’accessibilità degli spazi, la possibilità di contrastare solitudine e isolamento e, soprattutto, la capacità di riconoscere le persone anziane come una risorsa attiva per la società.
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