• 25 Settembre 2022
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«Ora non possiamo più tacere», i sacerdoti della Diocesi di Ozieri si stringono attorno al Vescovo Melis

messa crismale

OZIERI. «Ora non possiamo più tacere». Con una lettera aperta i sacerdoti della Diocesi di Ozieri si schierano a difesa del vescovo mons. Corrado Melis dopo l’apertura di un fascicolo giudiziario sui fondi elargiti dalla Conferenza Episcopale Italiana (Cei) alla Diocesi. La notizia è trapelata qualche giorno fa nel corso dell’udienza del processo in Vaticano sulla gestione dei fondi della Segretaria di Stato, in cui è imputato il card. Angelo Becciu, ed è stata confermata sia dal presidente del tribunale Giuseppe Pignatone che dal promotore di giustizia aggiunto Alessandro Diddi.

Di seguito il testo integrale della lettera dei sacerdoti ozieresi e la riflessione di mons. Corrado Melis scritta poche ore dopo aver appreso la notizia dell’apertura dell’indagine vaticana.

“Nell’esercizio del loro ufficio di padri e di pastori, i vescovi si comportino in mezzo ai loro fedeli come coloro che servono (…). Raccolgano intorno a sé l’intera famiglia del loro gregge (…), vivano ed operino in comunione di carità” (CD, 16).

«Riferendoci alla realtà di profonda comunione espressa in queste parole del Decreto “Christus Dominus” del Concilio Vaticano II sulla missione pastorale dei vescovi nella Chiesa – si legge nella lettera del presbiterio –, noi sacerdoti della Dicesi di Ozieri desideriamo rendere manifesta la nostra piena vicinanza al nostro Pastore, Sua Eccellenza Mons. Corrado Melis. In questo anno e mezzo, abbiamo assistito in religioso silenzio all’assurda (e ancora oggi inspiegata nel merito e nel metodo) vicenda giudiziaria e mediatica che ha visto coinvolto un illustre figlio della nostra Diocesi, Sua Eminenza Card. Angelo Becciu, il nostro caro “don Angelino”, e di conseguenza la Diocesi stessa nella persona del Vescovo e della Caritas diocesana, nonché della cooperativa SPES».

«Sebbene increduli riguardo alle accuse loro mosse, e sicuri della loro rettitudine e della personale innocenza – scrivono ancora i Sacerdoti –, non abbiamo ritenuto opportuno fino ad ora esprimerci a riguardo. Il nostro silenzio, lungi dall’essere motivato da viltà o indolenza, è stato piuttosto informato da un reale rispetto delle autorità competenti, della magistratura inquirente nonché, in primo luogo, del Santo Padre al quale va sempre il nostro devoto ossequio e la nostra filiale obbedienza».

«Ora, però – sottolineano i sacerdoti –, non possiamo più tacere, unitamente alla nostra grande indignazione e al nostro profondo dolore per ciò che nei fatti appare come un immotivato e pretestuoso accanimento nei confronti della nostra Diocesi, la nostra piena solidarietà al caro nostro Vescovo Corrado, e a tutta la nostra amata diocesi di Ozieri, segnata in questo tempo da tanta sofferenza».

«Se non parlassimo noi – scrivono ancora i sacerdoti –, parlerebbero le pietre (cfr. Lc 19,40) delle tante opere visibili e invisibili, che testimoniano l’onestà, la correttezza, la trasparenza e lealtà che contraddistinguono l’operato di Sua Eccellenza; questi stessi valori che hanno da sempre informato il suo agire, mosso da zelo pastorale e carità fattiva, sono anche il costante riferimento a cui Egli non solo richiama noi presbiteri e tutti i collaboratori diocesani, ma che egli per primo rende manifesti con la sua azione.

Abbiamo, infatti, potuto toccare con mano quanto Egli si sia donato e continui a spendersi per la porzione del popolo di Dio che gli è stata affidata, e attraverso di essa per l’intera Chiesa che ama e per la quale è disposto a dare la vita.
Sono ben visibili i segni concreti che rendono evidente non solo il suo costante desiderio di mettere in pratica il Vangelo del Maestro, che chiede di amare tutti e in particolare i poveri e gli ultimi, ma anche il concreto impegno ad attuare le opere che rendono vera la carità.

Tutto ciò che Egli ha fortemente voluto e realizzato, e che continua a realizzare (perché la carità non si ferma) è sempre stato condiviso prima con noi sacerdoti, e mosso dall’unica convinzione che solo amando e amando nella concretezza, si realizza questo stesso Vangelo.

Abbiamo toccato con mano la sua carità. Noi sacerdoti, insieme con i nostri parrocchiani, siamo testimoni di come tanti fratelli e sorelle più poveri e fragili nelle nostre parrocchie hanno potuto sostenere le loro famiglie proprio perché – attraverso di noi – lui stesso ha voluto aprire il cuore con generosità.

Con profondo affetto ci stringiamo in unità al nostro Vescovo attendendo la conclusione di questa triste e sofferta vicenda», conclude la lettera.

D. Guido Marrosu, Vicario Generale
e Il presbiterio diocesano di Ozieri


Riflessione del vescovo di Ozieri Corrado Melis sulle ultime iniziative dell’autorità vaticana sull’operato della Diocesi

«Il prezzo della carità»

«”Sentinella, quanto resta della notte?” (Is 21,11). Mi rimbalza nel cuore un’efficace interpretazione di un confratello prete che invita la diocesi intera a guardare il fango gettato addosso come speciale esperienza per vivere bene questi ultimi scampoli di Quaresima 2022. Poi, mentre assisto ad un secondo rimbalzo, rifletto e capisco di stare, sì, nel deserto della Quaresima, ma con la tentazione sinuosa e suadente di abituarmi al male e alla menzogna pur di sopravvivere, stare tranquillo e rilassato, lasciare che la giustizia compia il suo corso e il corso della giustizia travolga il bene che persone concrete, che mi passano ogni giorno davanti agli occhi, compiono infaticabilmente.
Io non cedo alla tentazione di fare lo spettatore della menzogna che incalza“, mi sono detto proprio mentre mi scorrono davanti i volti dei volontari Caritas che a 100 metri dal mio Episcopio operano con raro spirito di dedizione e cura, a volte azzeccando le mosse con sapienza e altre volte costretti a dire col cuore lacerato “mi dispiace, oggi solo questo!”.

Ovviamente, se io resto chiuso in Episcopio (che in greco vuol dire: dimora di colui che è chiamato a sorvegliare dall’alto!) non si sente il brusio dei padri e mamme di famiglia che al portone della Caritas chiedono pasti, vestiti e soprattutto lavoro (perché l’umanità di questa parte della Sardegna, posso garantirvi che raramente si accontenta di puro assistenzialismo). Non si sente se non scendo dall’Episcopio, attraverso la mia Cattedrale salutando il Padrone di casa che è anche il Padre mio e di quei poveri feriti dalla vita e li incontro lì sulla strada.

Non mi voglio abituare a leggere nei giornali che la diocesi di Ozieri ha usato i soldi dei poveri per arricchire singole persone. Ma se questo è il “prezzo della carità”, che è un altro modo per dire “il prezzo della gratuità” (uno dei più putridi ossimori mai apparsi sulla faccia della terra), io non dismetto i panni del Vescovo, dell’“Episcopo”, quello che veglia dall’alto ma coi piedi nel fango, della sentinella che sa che anche per questa notte sta per arrivare il riscatto del sole impegnato a regalare luce ad altre parti del mondo, ma che quando passa non si distrae né si dimentica che uno dei suoi compiti è quello di scacciare via la notte.

Di una cosa sono sicuro: se inquirenti o coloro che stanno compiendo oggi accertamenti sulla diocesi conoscessero i nomi e i volti delle persone che hanno fatto a me Vescovo, a don Mario direttore della Caritas, a Tonino presidente della SPES, e alla Chiesa intera, un bel sorriso all’annuncio che, grazie ai soldi della CEI potevano lavorare, sudare e sperare, avrebbero altre valutazioni da fare. Se i giornalisti potessero intervistare le persone sollevate da incubi della vita che oggi grazie a questa accoglienza sanno della loro riconosciuta dignità, contribuirebbero a distruggere il pesante e soffocante sospetto. Sono un gruzzoletto di una settantina di persone, sicuramente non la totalità e neanche la metà di chi bussa alle porte della Caritas, che portano a casa ogni giorno il dono più bello che Dio ha chiesto alla Chiesa di dare agli uomini: la vita.

Sentiamo anche come presbiterio diocesano di custodire con intelligente e affettuosa cura il prezioso tesoro dei poveri che serviamo. Rigettiamo con forza e serenità l’accusa blasfema e scandalosa di servirci dei poveri.
E ora tremo al pensiero che, assistendo alla nascita della nuova “Cittadella della carità”, per ogni mattone posato possa esserci il rischio di essere perseguiti per aver compiuto un illecito burocratico o, ancora peggio, che chiunque ci metta piede possa sentirsi addosso il peso di aver rubato ad altri poveri opportunità di riscatto sociale. Eppure, il cantiere andrà avanti, anche perché è nello stile della Chiesa così come Gesù l’ha inventata essere per natura il “continuo cantiere della carità”.

A ridosso della Pasqua, col fiato sospeso per l’emergenza umanitaria che rigurgita da questa inutile guerra, penso anche di poter invitare a riflettere col cuore esattamente su questo punto: quanto costa ogni gesto, ogni sguardo, ogni parola di carità? Che prezzo ha la felicità di una famiglia che grida aiuto? Sapevamo che la carità e la felicità sono preziose, ma non sapevamo che fossero così care. O meglio: a noi sono veramente care, ci interessano (we care, urlerebbe don Milani) e, mentre ci vergogniamo a nome delle settanta famiglie offese perché avrebbero intascato indebitamente soldi destinati alla carità, chiederemo sempre la grazia al Signore di non smettere di fare il bene e anzi di continuare a “fare bene il bene”, con correttezza, trasparenza e rispondendo al male e alla menzogna con un bene ancora più grande».

Don Corrado Melis, vescovo di Ozieri

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Ottica Muscas