“Ozieri respira”: il progetto che punta ad abbassare le alte temperature nelle aree urbane della città
L’esempio di Medellín nell’idea dell’ex consigliere comunale Pierangelo Fae e dell’associazione culturale Bonayres.
OZIERI | 1° agosto 2026. Abbassare le temperature estive attraverso l’ombreggiamento e l’evapotraspirazione della vegetazione, mitigare gli effetti delle gelate invernali, migliorare la qualità dell’aria, contribuire alla riduzione dell’inquinamento acustico, incrementare la biodiversità urbana, valorizzare il paesaggio cittadino e contrastare indirettamente anche il fenomeno dello spopolamento. Sono questi gli obiettivi di “Ozieri respira”, il progetto pilota di forestazione urbana, ideato dall’ex consigliere comunale Pierangelo Fae in collaborazione con l’associazione culturale Bonayres, che punta a cambiare, letteralmente, il clima della città. Le estati nel territorio di Ozieri, infatti, non sono più quelle di una volta, sempre più spesso le temperature superano i 40 gradi. Non si tratta più di qualche giornata di caldo intenso, ma di settimane intere sotto una cappa torrida, con valori termici estremi che collocano ripetutamente la piana di Chilivani tra le zone più calde della Sardegna, se non dell’intera Italia.
«L’dea di questo progetto arriva da lontano – spiega Fae –. A Medellín, in Colombia, la piantumazione di centinaia di migliaia di alberi ha fatto scendere le temperature cittadine fino a 5 gradi. L’obiettivo è applicare lo stesso principio, in scala pilota, alla zona bassa dell’abitato di Ozieri – in particolare nel quartiere di San Nicola –, un’area urbana ricca di spazi che si presta perfettamente a una sperimentazione di questo tipo. Partendo dai dati climatici attuali, sarebbe così possibile monitorare negli anni l’evoluzione delle temperature e capire, nel medio periodo, quanto e in che modo migliaia di nuove piante possano incidere sul microclima locale non solo in d’estate, ma anche in inverno, quando l'”effetto deserto” del territorio si traduce in gelate particolarmente rigide».
Le basi scientifiche?
«Il principio è tutt’altro che teorico. Gli studi condotti su Medellín e su altre esperienze analoghe dimostrano che l’aumento della copertura vegetale, come ho già detto, può ridurre la temperatura superficiale del suolo fino a 4-5 °C, mentre l’ombreggiamento diretto degli alberi è in grado di abbassare i valori percepiti anche di 8-10 °C. A ciò si aggiunge l’effetto dell’evapotraspirazione, il processo naturale attraverso il quale le piante rilasciano umidità nell’aria contribuendo a raffreddarla durante le ore più calde. Nella piana di Ozieri, dove la conformazione a “catino” e la scarsa copertura vegetale amplificano gli estremi climatici, i benefici potrebbero risultare ancora più evidenti».


Quali specie arboree potrebbero essere utilizzate per il progetto?
«La scelta delle specie, naturalmente, spetterà ai professionisti del settore e privilegerà essenze autoctone o ben adattate al clima mediterraneo, resistenti alla siccità e con apparati radicali compatibili con il contesto urbano. Tra le possibili candidate figurano il leccio, il gelso, il frassino meridionale, il bagolaro, il tiglio, l’acero campestre, la sofora del Giappone, l’albizia e, nelle aree più idonee, il pino domestico».
Una sperimentazione di questa portata richiede risorse e competenze che nessun soggetto può mettere in campo da solo. Chi potrebbe essere interessato al progetto?
«Si potrebbero coinvolgere la Facoltà di Agraria dell’Università di Sassari, che certamente ha già nel cassetto una serie di studi sull’argomento e professionisti in grado di dare una direzione valida alla sperimentazione, ma anche la Facoltà di Urbanistica del medesimo ateneo, che potrebbe offrire un contributo in merito alla rigenerazione urbana. Ed ancora, l’Agenzia Forestas della Regione Sardegna, da sempre impegnata nella conservazione e valorizzazione del patrimonio boschivo. Il Consorzio di Bonifica del Nord Sardegna, che consentirebbe l’apporto idrico indispensabile, grazie alla presenza in sito delle condotte. Certamente, andranno coinvolti sia il Comune di Ozieri che la Città Metropolitana di Sassari. Altro soggetto interessato potrebbe essere l’Arpas (Agenzia regionale che opera per la promozione dello sviluppo sostenibile e per la tutela e miglioramento della qualità degli ecosistemi naturali e antropizzati) che potrebbe fornire, tra le altre cose, supporto tecnico alla pubblica amministrazione e infine l’Istituto Tecnico Agrario, che a Ozieri ha sede e rappresenta un presidio di competenze già pronto sul territorio. Ma anche associazioni e privati cittadini».
Oltre il quartiere di San Nicola, il progetto può essere esteso ad altre zone di Ozieri?
«Certamente, pur essendo l’area di riferimento, non è l’unica: anche il centro, Chilivani e le zone artigianali potrebbero prestarsi a interventi analoghi, grazie ad ampi spazi disponibili, alla vicinanza delle condotte del Consorzio di Bonifica. L’obiettivo preliminare è la messa a dimora di 5.000–10.000 alberi in cinque anni, con una densità di 300–500 alberi per ettaro nelle zone a parco e di 80–150 nelle aree urbanizzate, integrata da arbusti e siepi per aumentare la massa vegetale complessiva».
Ma come si sostiene economicamente un progetto di questa portata nel lungo periodo?
«La questione economica non è secondaria: un’iniziativa pluriennale come questa comporta costi di avviamento e di manutenzione del verde. Una parte può essere assorbita dagli enti già presenti sul territorio, che dispongono di personale e mezzi propri; per il resto, si guarda ai fondi regionali (Programmi di Forestazione, Strategia Clima Sardegna), ai fondi della Nuova Programmazione Territoriale ISTARE, a quelli europei come LIFE Climate, Horizon Europe, FEASR e FESR, che in tema ambientale mettono a disposizione risorse considerevoli».
Crede che questa iniziativa possa contribuire in qualche modo a contrastare il fenomeno dello spopolamento?
«Penso di sì. La creazione di una vera “città giardino” nel cuore della Sardegna potrebbe far crescere l’interesse per il nostro territorio e attirare nuovi residenti, non solo da altre zone della Sardegna ma anche dalla penisola e dall’estero. Da non sottovalutare inoltre che potrebbe crescere il valore immobiliare delle zone interessate, attirando nuovi residenti e investitori.
Ringraziamo Pierangelo Fae per l’intervista, augurandogli che la sua iniziativa possa trasformarsi in un progetto concreto. La sua realizzazione dipenderà però dalla capacità di coinvolgere istituzioni, centri di ricerca, scuole e cittadini in un percorso condiviso. A prescindere da come andrà a finire, è indubbio che l’idea, per quanto ambiziosa, abbia tutte le carte in regola per essere presa in giusta considerazione, almeno di fronte al cambiamento climatico e alle sue conseguenze negative sulla qualità della vita di tutti noi.
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In copertina: una simulazione generata con l’Ai in un’area del Quartiere San Nicola
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