• 17 Ottobre 2021
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Ozieri. Notizie d’archivio sulla chiesa di Sant’Isidoro

Continuinamo ancora la pubblicazione dei contributi storici scritti da mons. Francesco Amadu sulle chiese che un tempo erano presenti all’interno della cinta urbana di Ozieri, andate poi distrutte nel tempo. Dopo San Michele, Sant’Agostino e San Leonardo de Contra oggi parliamo di Sant’Isidoro.

Nel 1690 venivano a Ozieri i Gesuiti per fondere le scuole. Fra le loro opere vi fu anche la costruzione di una nuova chiesa in onore di S. Francesco Borgia (chiesa che però non fu mai completata). Molte elemosine affluirono da parte della popolazione per favorire tali opere. I Francescani, che per loro statuto dovevano vivere di elemosine, si lamentavano dicendo che cosi non avrebbero avuto più il tanto per vivere: chiedevano pertanto che il vescovo proibisse ai Gesuiti di accettare tali elemosine.

Ma allora, risposero i Gesuiti, bisognerebbe impedire che anche la chiesa di S. Isidoro agricoltore continuasse ad essere edificata con le offerte dei fedeli (Archivio Curia, Cause civili, n. 44/1697 – v.M. V, pag. 98). Ed è proprio questa piccola polemica che ci fa conoscere il periodo in cui fu costruita la chiesa di S. Isidoro, intorno al 1697.

Nel Settecento, la chiesa divenne sede del Gremio ozierese degli agricoltori, che la tenne così fino al 1779. In quell’anno il Governo, attraverso il Governatore del Monte Acuto, il nobile don Giovanni Musso, chiedeva al vescovo di Alghero una raccomandazione presso i soci del Gremio perché la chiesa venisse destinata come magazzeno del Monte Granatico, la benefica istituzione sorta per aiutare con prestiti in natura, a interesse ridottissimo, i contadini che si trovassero in difficoltà.

Nell’aria adiacente, di proprietà della chiesa stessa, dovevano sorgere delle costruzioni da adibire a “Ufficio della Insinuazione” (chiamato oggi Ufficio del Registro), la sede del Comando del distaccamento di soldati presente a Ozieri, e altri uffici pubblici.

Il Gremio degli agricoltori, sia pure a malincuore, diede il suo assenso in vista della utilità pubblica e trasferì la sua sede nella chiesa di Santa Maria. (Archivio Capitolare, Carte varie, fasc. 29 – v. M.XXX, pag. 29 sgg.).

Molti anni dopo, nel 1827, il Viceré di Sardegna comunicava al vescovo di Ozieri di aver dato “le più precise disposizioni l’abuso che fin dal 1820… era invalso del tenersi balli pubblici nel magazzino del Monte Granatico, ove trovavasi anticamente eretta la Chiesa di Sant’Isidoro”. Questo, non tanto per rispetto al locale ormai sconsacrato, quanto piuttosto per rispetto al ricordo di quello che ero stato un edificio sacro (Archivio Curia, Cartella “Capitolo” – v. M.XX, pag.101).

Non troviamo segnata la chiesa nella pianta del 1849. Tuttavia vediamo che nel 1809 tra i beni costituenti il patrimonio sacerdotale di un giovane ozierese vi è anche una “casa di sette stanze ed un cortile, che è quella attigua alla chiesa di Sant’Isidoro, che fronte a questa Cattedrale Chiesa” (Archivio Curia. “Patrimoni ecclesiastici e ordini. Ozieri”. Al 1809. L’espressione “che fronte” nel testo non sappiamo se riferirla alla casa o alla chiesa). Prima che la occupasse il Governo, la chiesa aveva sul davanti una piazzetta e di fianco un cortile (Archivio Capi dolore. Repertorio Magistral Nuevo, vol. 2°. Maggio, n° 52 – v. M.XVI, pog.10, n° 162).

Nella foto: la via Giuseppe Crisoni che porta alla chiesa cattedrale in una immagine dei primi del Nocecento. Probabilmente la chiesa di Sant’Isidoro era situata a poche decine di metri proprio dalla cattedrale