Feste e concerti: perché nel 2026 l’accessibilità delle persone con disabilità è ancora un problema?
Riceviamo e pubblichiamo la lettera-denuncia di Giovanni Pala sui problemi legati all’accessibilità e all’inclusione dei portatori di handicap durante gli spettacoli.
OZIERI | 15 giugno 2026. C’è una domanda che continuo a pormi ogni estate, in occasione delle feste patronali, delle sagre e dei concerti che animano i paesi della Sardegna: è possibile che nel 2026 siamo ancora così indietro sul tema dell’accessibilità e dell’inclusione delle persone con disabilità?
Parlo per esperienza diretta. Parlo da persona che vive quotidianamente la disabilità e che, come chiunque altro, desidera semplicemente partecipare a un concerto, a una manifestazione o a un evento pubblico. Non limitarsi ad ascoltarlo da lontano, ma viverlo davvero, sentirsi parte della comunità, condividere emozioni e momenti che dovrebbero appartenere a tutti.
Eppure, troppo spesso, la realtà è ben diversa. Nelle numerose feste e manifestazioni organizzate in Sardegna, accade ancora che Pro Loco, associazioni organizzatrici e persino amministrazioni comunali dimentichino un aspetto fondamentale: tra il pubblico ci sono anche persone con disabilità, cittadini che hanno gli stessi diritti degli altri e che meritano di poter assistere agli spettacoli in condizioni dignitose.
Ho visto personalmente persone in sedia a rotelle ferme in mezzo alla gente, impossibilitate a vedere il palco, persone costrette ad ascoltare per ore una voce provenire dagli altoparlanti senza poter vedere l’artista o ciò che accadeva durante lo spettacolo. Come se bastasse sentire per poter dire di aver partecipato.
Un concerto non è soltanto musica. È emozione, partecipazione, coinvolgimento. È poter guardare il palco, osservare gli artisti, condividere l’esperienza con chi ci sta accanto.
Per questo mi chiedo: perché una persona con disabilità deve ancora essere costretta a chiedere ciò che dovrebbe essere garantito automaticamente? Perché bisogna scrivere agli organizzatori per ricordare che servono aree riservate davanti al palco, posti adeguati per le sedie a rotelle, sedute per chi ha difficoltà motorie e spazi destinati anche agli accompagnatori?
Le risposte ricevute nel corso degli anni sono spesso state sconcertanti: “Non siamo organizzati” oppure “Abbiamo previsto una zona disabili, ma senza sedie”.
Frasi che nel 2026 non dovrebbero più esistere. L’inclusione non può essere considerata un favore o una concessione, e non può dipendere dalla sensibilità del singolo organizzatore: deve essere una regola chiara e rispettata ovunque.
A tutto questo si aggiunge un altro problema che continua a ripetersi: l’occupazione abusiva dei posti riservati alle persone con disabilità. Quante volte capita di vedere aree dedicate utilizzate da persone che non ne hanno alcun diritto? Quante volte ci si sente rispondere con superficialità: “Se arriva un disabile ci alziamo”?
No. Quei posti non devono essere occupati. Punto. Dietro quella frase si nasconde una profonda mancanza di rispetto verso chi affronta ogni giorno le difficoltà legate alla disabilità. Si continua a considerare l’accessibilità come una cortesia anziché come un diritto.
Proprio per questo non basta creare un’area riservata. È necessario che durante gli eventi sia presente personale incaricato di controllarne gli accessi. Le Pro Loco, le associazioni organizzatrici, i volontari o chiunque gestisca la manifestazione dovrebbero verificare che nelle zone dedicate entrino esclusivamente le persone aventi diritto e i loro accompagnatori. Senza controlli, infatti, le aree riservate rischiano di perdere la loro funzione e di trasformarsi nell’ennesimo spazio occupato impropriamente da chi potrebbe assistere allo spettacolo da qualsiasi altra posizione.
Non sto parlando dei grandi concerti privati o degli eventi a pagamento, dove spesso esistono regolamenti e aree dedicate ben organizzate. Mi riferisco soprattutto alle feste popolari, alle sagre, alle manifestazioni gratuite che durante tutto l’anno riempiono le piazze della Sardegna.
Anche in questi contesti devono essere garantite aree accessibili, posti riservati, sedie adeguate, percorsi senza barriere e una gestione seria degli spazi.
L’accessibilità non è un lusso: è civiltà. Una società che lascia una persona con disabilità dietro una folla senza permetterle di vedere ciò che accade sul palco non può definirsi davvero inclusiva: é una società che continua a considerare la disabilità come una questione secondaria.
La verità è che siamo ancora molto indietro. Finché le persone con disabilità saranno costrette a chiedere, sollecitare, spiegare e quasi giustificare il proprio diritto a partecipare a un evento pubblico, il problema culturale resterà enorme.
Giovanni Pala
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