• 22 Gennaio 2021
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Logudorolive

Il Time in Jazz escluso dai contributi regionali

Time in Jazz - Paolo Fresu

BERCHIDDA. Il Time in Jazz non ammesso alla graduatoria degli aventi diritto ai contributi finanziati dalla legge 7 della Regione Sardegna per le manifestazioni di grande interesse turistico, dello spettacolo e della cultura. Questo, il duro colpo inflitto dall’assessorato del Turismo all’importante manifestazione ideata dal berchiddese Paolo Fresu. L’esclusione, a quanto pare, è stata decretata per due motivi: da un ritardo di 4 secondi nella presentazione della domanda e dalla variazione della legge che prima supportava le manifestazioni a fronte di un punteggio di merito, e che ora invece è stata aperta a tutti con un bando a sportello.

«Un procedimento deplorevole e più volte sconsigliato – ha commentato subito Paolo Fresu in un lungo post sulla sua pagina social. Ne fruiranno 22 soggetti su 164 per un totale di 750mila euro». «È passato – spiega – chi ha depositato per primo la domanda in ordine di tempo senza tenere conto di nessuna valutazione di merito».

Avendo inoltrato la domanda quattro secondi dopo l’apertura del bando, dunque, il Times in Jazz si è classificato solamente in 50esima posizione e quindi fuori dalla graduatoria degli aventi diritto al contributo.

«Un anno di lavoro non riconosciuto – aggiunge Fresu – e mandato in fumo per una frazione millesimale di tempo. Il Time in Jazz è stato una delle prime manifestazioni in Italia a dare un segnale di ripartenza, che ha costruito un ricco cartellone di otto giorni con circa cinquanta concerti e con attività parallele dedicate all’infanzia, al cinema, all’editoria, all’enogastronomia e al green, collezionando una rassegna stampa che ha parlato al mondo con un incremento del 400% rispetto allo scorso anno».

«È questa la Sardegna – sottolinea l’artista berchiddese – che abbiamo portato in giro, il turismo che ci piace e che si completa con quello estivo delle coste e con quello invernale dell’entroterra, che ancora quasi non esiste se non grazie a piccole e virtuose esperienze».

«È possibile – si chiede Fresu – che tutto questo valga una manciata di secondi?  Esattamente quattro, in cui si bruciano 60mila euro che ti sono stati platealmente promessi e che, a manifestazione avvenuta e con i soldi spesi, non ti verranno erogati. Creando un buco nel bilancio già consolidato e obbligandoti a fare i conti della serva con la programmazione del 2021».

«Ecco perché siamo tutti “canes de isterzu” (“cani da secchio”), a morsicarci gli uni con gli altri e a latrare sotto il tavolo in attesa che ci si butti il pezzo di carne o piuttosto l’osso. Che brutta fine la cultura. E che brutta fine la nostra Regione, tanto amata e tanto bisognosa», conclude l’ideatore del Time in Jazz, Paolo Fresu.