• 18 Giugno 2026
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Medicinali equivalenti, Sandoz: «La Sardegna può risparmiare 5 milioni»

Convegno Cagliari farmaci equivalenti
Presentati a Cagliari i dati dello studio condotto da “I-Com”, Istituto per la competitività, e promosso da Sandoz Spa.

CAGLIARI | 18 giugno 2026. La Sardegna rappresenta un’eccellenza nell’adozione dei medicinali equivalenti, configurandosi come un caso virtuoso, soprattutto nel confronto con le altre regioni italiane. Tuttavia, se raggiungesse un tasso di adozione del 46%, in linea con la media del nord Italia, potrebbe realizzare risparmi stimati in circa 5 milioni di euro l’anno. Un potenziale risparmio concreto, in grado di ridurre la compartecipazione privata alla spesa farmaceutica e migliorare l’accessibilità economica alle cure. Sono questi alcuni dei dati più rilevanti emersi dallo studio condotto da “I-Com”, Istituto per la competitività, e promosso da Sandoz Spa, filiale italiana della multinazionale elvetica leader nei farmaci equivalenti e biosimilari, illustrato e discusso oggi a Cagliari in occasione della tavola rotonda istituzionale “Il farmaco equivalente: un salvagente sostenibile nel mare del sistema sanitario”.

All’evento hanno preso parte rappresentanti delle istituzioni, professionisti del mondo clinico e farmaceutico insieme ad esperti di politiche sanitarie. «I farmaci equivalenti rappresentano una risorsa strategica fondamentale in quanto favoriscono l’accesso universale alle cure, garantendo ai cittadini gli stessi requisiti di efficacia e sicurezza dei farmaci originatori, ma a costi significativamente inferiori», spiega Francesca Romana Ramundo, amministratore delegato di Sandoz Spa. È dunque necessario un impegno coordinato di tutti gli attori del sistema, rimarca, «istituzioni, professionisti sanitari, pazienti e industria, per migliorare l’accesso alle cure e garantire la sostenibilità economica e la resilienza del Servizio sanitario nazionale».

Lo studio si inserisce in un più ampio progetto che analizza lo stato dell’arte sull’utilizzo del farmaco equivalente in Italia e approfondisce la situazione in diversi contesti regionali, con l’obiettivo di fornire un quadro chiaro delle opportunità offerte da questi medicinali e avanzare alcune raccomandazioni di policy per superare le barriere ancora esistenti, favorendo un uso più razionale, equo e sostenibile del farmaco. Dopo la Sicilia, il report viene ora presentato in Sardegna per proseguire il percorso di analisi e confronto sui temi della sostenibilità del sistema sanitario.

La Regione Sardegna, è ricordato, si autofinanzia fortemente per quanto riguarda la spesa sanitaria: in merito all’utilizzo dei farmaci equivalenti, registra un’incidenza sul totale della spesa rimborsata dal Sistema sanitario nazionale pari al 33%, un valore di poco superiore rispetto alla media nazionale del 31,9%. Per quanto riguarda le unità rimborsate, si rileva invece un’incidenza inferiore rispetto alla media nazionale, dato che segnala un utilizzo delle risorse relativamente più razionale rispetto ad altre regioni del Mezzogiorno. Lo studio di “I-Com” stima che un ulteriore incremento del consumo degli equivalenti di appena un punto percentuale comporterebbe una riduzione media della compartecipazione della spesa dei cittadini pari all’1,87%. Nel 2024 i cittadini italiani hanno speso complessivamente oltre 1 miliardo di euro scegliendo farmaci originatori, non più coperti da brevetto, al posto dei loro corrispettivi equivalenti, interamente rimborsati dal Servizio sanitario nazionale. Si tratta di una spesa completamente evitabile, che grava esclusivamente sui cittadini.

Nella sola Sardegna, questa componente di spesa evitabile rappresenta il 13,3% della spesa farmaceutica regionale. Il raggiungimento di livelli di utilizzo dei farmaci equivalenti analoghi a quelli osservati nel nord Italia genererebbe per la Regione un risparmio di circa 5 milioni di euro l’anno.

«Questo report rappresenta un’importante occasione per la Sardegna – il commento di Carla Fundoni, presidente della commissione Salute del Consiglio regionale sardo –. I numeri dimostrano che esistono margini significativi di miglioramento nell’adozione dei farmaci equivalenti, con benefici concreti per le famiglie e per i bilanci regionali».

Tre le principali barriere alla diffusione dei farmaci equivalenti emergono soprattutto fattori di natura culturale, prescrittiva e socioeconomica: «Circa il 30% degli intervistati continua a dubitare dell’efficacia terapeutica degli equivalenti – fa sapere Thomas Osborn, direttore Salute di ‘I-Com’ –. Il 20% dei pazienti riferisce che il proprio medico prescrive esclusivamente il farmaco originatore anche quando questo ha perso la copertura brevettuale, mentre solo il 31% riceve una prescrizione basata sul principio attivo, permettendo una scelta consapevole tra l’equivalente e il suo farmaco originatore di riferimento». Queste rappresentano per Osborn «vere e proprie barriere culturali all’utilizzo degli equivalenti. Inoltre, i dati mostrano una correlazione positiva tra l’utilizzo di equivalenti e il livello di istruzione (0,39), il tasso di occupazione (0,82) e il potere d’acquisto (0,72). Paradossalmente, nelle regioni con redditi più bassi, dove i farmaci equivalenti sarebbero maggiormente vantaggiosi, la loro adozione è più limitata».

Il documento nel complesso propone un insieme coordinato di interventi per accelerare l’adozione degli equivalenti e garantire sostenibilità economica della filiera, a partire dall’incentivazione e monitoraggio della prescrizione per principio attivo come standard per favorire la sostituibilità automatica. Occorre poi garantire la sostenibilità economica della filiera attraverso sistemi dinamici di revisione dei prezzi e meccanismi anti-dumping e semplificare le procedure autorizzative per accelerare l’accesso al mercato di nuovi equivalenti. Infine implementare un sistema di monitoraggio trasparente, seguito dalla pubblicazione periodica dei dati di utilizzo per area territoriale, e rafforzare la fiducia dei cittadini nei farmaci equivalenti e contrastare la disinformazione attraverso campagne informative dedicate.

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