• 27 Settembre 2023
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Coltivazione di cannabis tra Ozieri e Mores, eseguite dai Carabinieri 3 misure cautelari

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Destinatari dei provvedimenti sono un operaio di Orune e due di Mores.

OZIERI. Tre misure cautelari personali disposte dal Tribunale di Sassari, su richiesta della locale Procura della Repubblica, sono state eseguite lo scorso 1° settembre dai Militari del Nucleo operativo della Compagnia Carabinieri di Ozieri, supportati nella fase esecutiva dai colleghi delle Stazioni di Alà dei Sardi, Ittireddu, Buddusò, Mores e Orune.

I provvedimenti sono a carico di tre operai, un 43enne di Orune e due 40enni di Mores. Il primo è stato messo ai domiciliari e sottoposto all’osservazione con l’applicazione di un braccialetto elettronico, mentre gli altri due sono stati assoggettati all’obbligo di dimora nel loro comune di residenza con in più il divieto di uscire dalle rispettive abitazioni durante le ore notturne.

Queste prescrizioni limitative sono state disposte dal giudice – spiegano in una nota i Militari – in quanto sono «ritenute ancora sussistenti ed attuali le esigenze di cautela previste dalla legge per i procedimenti penali ancora pendenti». I tre infatti sono considerati responsabili di una coltivazione di circa 2.600 piante di cannabis che, secondo gli accertamenti eseguiti al tempo dai Carabinieri Forestali del N.I.P.A.A.F. (Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale Agroalimentare e Forestale) di Sassari, avevano un valore di principio attivo di molto superiore a quello consentito per legge.

La piantagione, situata al confine tra Mores e Ozieri, era stata attentamente monitorata dai militari dello squadrone “Cacciatori di Sardegna” che erano poi intervenuti lo scorso mese di ottobre (leggi la notizia) con i Carabinieri di Ozieri, i quali, tenuto conto della gravità dei fatti, avevano richiesto e ottenuto dal Questore di Sassari l’emissione di due provvedimenti di prevenzione a carico dell’orunese. Nello specifico, un avviso orale e un foglio di via obbligatorio per il proprio paese d’origine, con un divieto esplicito di ritorno per tre anni in molti comuni del Monteacuto.

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