• 29 Giugno 2026
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Edilizia, allarme di UIL e FENEALUIL Sardegna: «Età media lavoratori elevata e retribuzioni basse»

Edilizia muratore
I sindacati chiedono investimenti e salari più alti per attirare i giovani.

CAGLIARI | 29 giugno 2026. L’età media degli addetti che operano nell’edilizia in Sardegna è di 49,6 anni, il 43% della forza lavoro è al di sopra dei 50 anni e solo il 13% degli addetti è sotto i 30 anni. Gli operai specializzati sono il 21% e di questi il 64% è over 50: su 5358 operai specializzati 130 hanno tra i 19 e i 29 anni, 3986 ne hanno tra i 30 e i 50 e 3122 hanno tra i 51 e i 60 anni.

È lo spaccato tracciato dalla UIL Sardegna e dalla FENEALUIL Sardegna sulla situazione del lavoro in edilizia nell’isola. Una fotografia che preoccupa il sindacato. Nonostante l’edilizia, secondo i dati forniti dal rapporto Crenos 2026, è uno dei principali settori dell’economia sarda con il 14,4% delle imprese attive e nonostante le costruzioni generino il 7,4 per cento del valore aggiunto regionale, il settore lamenta una serie di criticità che rischiano di frenarne lo sviluppo.

Da un’analisi effettuata dal centro studi FENEALUIL tra i principali problemi c’è la carenza di operai specializzati che si muove parallelamente alla mancanza di attrattive per chi vuole intraprendere questa professione. «Secondo un nostro studio gli operai e gli addetti specializzati sono troppo pochi – spiegano la segretaria generale della UIL Sardegna Fulvia Murru e Gianni Olla segretario generale della FENEALUIL Sardegna – i pochi che ci sono rientrano nella fascia over 50. Questo non garantisce la continuità di cui il settore ha bisogno». L’edilizia, quindi, secondo il sindacato fatica a rigenerarsi. «Occorre rendere più attrattivo il settore – precisano Murru e Olla – si deve intervenire su due fronti: quello istituzionale e quello contrattuale. Si può agire sul fronte politico, garantendo continuità occupazionale attraverso un piano di investimenti in infrastrutture a lungo termine. Bisogna incentivare le imprese a investire in tecnologia».

Secondo il sindacato la Sardegna fa i conti con un diffuso “nanismo d’impresa”: «Le aziende sono troppo piccole per investimenti importanti – evidenziano UIL Sardegna e FENEALUIL Sardegna – bisogna sostenerle nella crescita e contemporaneamente combattere il dumping contrattuale e gli appalti al massimo ribasso».

Ma nella ricetta del sindacato per rendere attrattivo il settore c’è anche il tema delle retribuzioni. «I dati forniti dalla Banca d’Italia evidenziano che gli addetti guadagno il 15 per cento in meno rispetto alle altre regioni d’Italia – precisa – che a parità di lavoro si traduce in 300-400 euro al mese in meno. Una cifra altissima. Occorre offrire retribuzioni adeguate e al passo con i tempi». Per farlo secondo Murru e Olla «si devono al più presto rinnovare gli integrativi fermi al 2007 – evidenziano – bisogna sollecitare le associazioni datoriali affinché si porti a compimento il percorso già avviato di rinnovo degli integrativi. Solo offrendo una a retribuzione adeguata si potrà rendere attrattivo il settore e spingere i giovani a lavorare. Solo con una pianificazione e una programmazione degli investimenti in infrastrutture di cui la Sardegna ha bisogno si potrà evitare che il settore si blocchi».

«Serve una politica che premi le imprese strutturate, regolari, innovative che investono in sicurezza – concludono Murru e Olla – sono indispensabili una programmazione pluriennale sugli investimenti nelle infrastrutture e lo sblocco degli integrativi per garantire il giusto compenso ai lavoratori».

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