• 27 Marzo 2026
  •  

Epatite A, Sgarangella: «In Sardegna nessun caso riconducibile all’emergenza campana»

Epatite A incontro a Sassari Sgarangella
Riunito questa mattina a Sassari il comitato di prevenzione del Nord dell’Isola per fare un focus sulle
tossi-infezioni alimentari di origine animale.

SASSARI | 27 marzo 2026. Questa mattina si è tenuta a Sassari una riunione per fare il punto sulle tossi-infezioni alimentari di origine animale. All’incontro, convocato dal direttore del Dipartimento di Prevenzione Veterinaria del Nord della Sardegna Franco Sgarangella, si è parlato in particolare dell’epidemia provocata dal virus dell’epatite A che sta interessando Campania – 150 casi dall’inizio dell’anno –, Lazio e Calabria e che sarebbe stata causata dal consumo di frutti di mare crudi.

«La principale via di trasmissione del virus è quella oro-fecale», ha spiegato Franco Sgarangella rassicurando che in Sardegna al momento «non si hanno segnalazioni di casi nell’uomo riconducibili all’emergenza campana». «Nei nostri allevamenti di molluschi bivalvi – ha proseguito – i controlli sono continui sia da parte degli operatori, in quanto i regolamenti europei e le norme nazionali attribuiscono a questi la responsabilità delle verifiche in auto-controllo, sia da parte dei Servizi Veterinari che effettuano i controlli ufficiali sulla base di Piani Regionali. In particolare i controlli a mare vengono effettuati settimanalmente sulle acque di allevamento in base alla classificazione delle stesse, e comunque nella maggior parte in Sardegna i molluschi sono inviati agli impianti di depurazione prima della immissione in commercio. Ulteriori controlli vengono effettuati oltre che negli impianti di depurazione anche al dettaglio. La principale raccomandazione al fine di mitigare il rischio è quella del consumo dei mitili previa cottura. Pertanto in Sardegna si possono consumare con tranquillità i molluschi qui allevati».

Tra i principali veicoli di diffusione del virus dell’epatite A a cui prestare attenzione figurano: l’acqua contaminata; gli alimenti crudi o poco cotti, in particolare i molluschi bivalvi, nonché frutta e verdura contaminate da acque di lavaggio o irrigazione; la manipolazione dei cibi da parte di operatori infetti che non adottano adeguate misure di prevenzione e di igiene personale (come il lavaggio accurato delle mani dopo l’uso dei servizi igienici); il contatto diretto con una persona infetta, spesso associato a una scarsa igiene delle mani.

Durante la riunione si discusso anche delle misure per la prevenzione delle tossi-infezioni da salmonella in particolare trasmessa dalle uova. «Il recente caso segnalato nel sud Sardegna evidenzia l’efficacia dei controlli veterinari in quanto il caso è stato rilevato tramite un campione ufficiale in allevamento e grazie al sistema rapido di allerta si è provveduto tempestivamente al blocco e ritiro dei lotti coinvolti», ha sottolineato Sgarangella.

In questi casi le misure di prevenzione raccomandate sono: evitare acquisto di uova da allevamenti non controllati; gestire correttamente la conservazione casalinga (mettendole nel piano basso del frigo e mantenendo la catena del freddo ed evitando gli sbalzi d temperatura); lavare accuratamente le mani dopo aver manipolato le uova.

All’incontro, svoltosi a Rizzeddu, hanno partecipato i dirigenti veterinari dell’istituto zooprofilatico della Sardegna e del Dipartimento Universitario di Veterinaria di Sassari e i dirigenti medici dei Dipartimenti di Prevenzione delle Asl di Sassari e Gallura. Presente anche il direttore del Dipartimento universitario di Medicina Veterinaria, Enrico Pietro Luigi De Santis.

Riproduzione riservata © Logudorolive

Leggi le altre notizie su logudorolive.it

Se vuoi ricevere gli aggiornamenti di Logudorolive nella tua casella di posta, inserisci il tuo indirizzo e-mail nel campo sottostante.

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.