Il Nuorese e l’Ogliastra bruciano, aziende in ginocchio
Coldiretti Nuoro Ogliastra: «Non possiamo contare i danni ogni estate. Subito una task force straordinaria per sostenere i territori colpiti».
NUORO | 18 luglio 2026. Migliaia di ettari di boschi, macchia mediterranea, pascoli e coltivazioni divorati dalle fiamme. Decine e decine di animali morti. Aziende agricole e zootecniche devastate, strutture e mezzi ridotti in cenere. Intere produzioni compromesse. «Il Nuorese e l’Ogliastra bruciano e con loro brucia il lavoro di una vita di decine di imprenditori agricoli», sottolinea Coldiretti Nuoro Ogliastra da subito impegnata sul territorio per sostenere le aziende e i territori colpiti. Solo in questa primissima fase si contano già centinaia di migliaia di euro andati in fumo nel giro di poche ore. Da Ollolai a Noragugume e in altri territori colpiti dai roghi, il bilancio è ancora provvisorio ma già drammatico. Serviranno giorni per quantificare con precisione i danni, ma è già evidente che per molte aziende il conto sarà pesantissimo, con realtà completamente azzerate dagli incendi.

«Il dolore che stiamo vivendo è enorme – dice il presidente di Coldiretti Nuoro Ogliastra, Leonardo Salis –, dietro ogni ettaro bruciato non c’è soltanto un danno ambientale, ci sono aziende, famiglie, animali, investimenti e sacrifici di una vita cancellati nel giro di poche ore. Molti imprenditori hanno perso pascoli, scorte alimentari, recinzioni, ricoveri per il bestiame, mezzi agricoli e strutture indispensabili per continuare a lavorare. Alcune aziende rischiano seriamente di non rialzarsi. Per questo chiediamo che la Regione attivi immediatamente una task force straordinaria che affianchi le imprese nella ricognizione dei danni, acceleri gli interventi di sostegno e accompagni la ricostruzione».

Per il direttore di Coldiretti Nuoro Ogliastra, Alessandro Serra «è l’ennesima emergenza che colpisce il cuore produttivo della Sardegna e che ripropone, con drammatica puntualità, uno scenario che si ripete ogni estate – sottolinea – saranno le autorità competenti ad accertare l’origine dei roghi e ad individuare eventuali responsabilità, ma una cosa è certa: non è più accettabile che il mondo agricolo e zootecnico continui a pagare un prezzo così alto. Per questo chiediamo l’attivazione immediata di una task force straordinaria regionale, capace di affiancare le aziende colpite fin dalle prossime ore, accelerare la ricognizione dei danni, sostenere la ricostruzione e rafforzare le azioni di prevenzione affinché tragedie come questa non diventino, ancora una volta, la normalità».
Per Coldiretti nessuno può essere lasciato solo davanti a una tragedia di queste dimensioni e da qui la necessità che accanto agli interventi di emergenza, venga aperto immediatamente un tavolo operativo con la Regione e con tutti gli enti coinvolti capace di seguire passo dopo passo l’evoluzione della situazione, accelerare la ricognizione dei danni, individuare le risorse necessarie per la ricostruzione e programmare un piano di prevenzione ancora più efficace. Per Coldiretti serve l’attivazione, con la massima rapidità, di tutti gli strumenti utili per consentire alle aziende di ripartire.
«Stamane siamo tornati in azienda per vedere la situazione con i nostri occhi: È uno scenario che fa venire da piangere – dice Maurizio Demuru, allevatore di Noragugume –, non è rimasto praticamente nulla, il terreno è completamente bruciato e il fuoco si è portato via anche il capannone con tutto il foraggio. Abbiamo perso tutto. Il capannone è da ricostruire e oggi ci chiediamo: Ha davvero senso continuare?».
«Quello che abbiamo vissuto ieri sera – prosegue Demuru – è stato un inferno, di incendi ne ho visti tanti nella mia vita, ma uno così mai. Siamo intervenuti subito e abbiamo fatto tutto il possibile per salvare gli animali, ed era la cosa più importante, ma tutto il resto è andato in cenere – racconta –. Qualcuno ci ha già proposto aiuto e proveremo a ripartire acquistando ciò che abbiamo perso, ma da qui alle prossime piogge sarà un dramma riuscire ad alimentare gli animali: non è rimasto nulla, sono bruciate anche le querce, i peri selvatici e tutta la vegetazione».
E adesso? «Come allevatori siamo abituati a rimboccarci le maniche e continueremo a farlo finché ne avremo la forza, speriamo in un aiuto anche semplicemente per affrontare le emergenze con mezzi adeguati, altrimenti dovremo capire se sarà possibile andare avanti oppure chiudere. La mia situazione è quella che stanno vivendo tanti altri allevatori e temo che tra qualche anno, andando avanti così, anche l’allevamento in Sardegna rischia seriamente di scomparire», conclude Demuru.
«Vogliamo rivolgere un sentito ringraziamento al Corpo Forestale, ai Vigili del Fuoco, alla Protezione civile, ai Barracelli e a tutte le Forze dell’ordine impegnate insieme alle aziende e ai volontari che, con straordinaria professionalità e spirito di servizio, stanno affrontando senza sosta questa emergenza, mettendo a rischio anche la propria incolumità per salvare vite, aziende e territorio – prosegue il presidente Salis –. Quella di questi giorni non può essere considerata una semplice emergenza estiva, è il segnale di una fragilità che si ripresenta ogni anno e che impone una risposta strutturale. Saranno le autorità competenti ad accertare la natura dei roghi e ad individuare eventuali responsabilità, ma è evidente che il sistema agricolo e zootecnico continua a pagare un prezzo altissimo, indipendentemente dall’origine degli incendi».
«Solo poche settimane fa – ricorda inoltre il direttore Serra – abbiamo riunito tutte le istituzioni preposte e gli attori coinvolti nella prevenzione per ribadire un principio molto semplice: gli incendi si combattono soprattutto prima che divampino. Purtroppo i fatti di questi giorni dimostrano quanto fosse necessario quel confronto. Oggi più che mai serve passare dalle parole ai fatti. Occorre investire con decisione nella prevenzione, nella manutenzione del territorio, nella pulizia delle aree rurali e nel rafforzamento del presidio delle campagne. Agricoltori e allevatori sono i primi custodi del territorio, ma non possono essere lasciati soli. Difendere le imprese agricole significa difendere l’ambiente, limitare il rischio incendi e garantire la presenza dell’uomo nelle aree interne: Sostenere gli agricoltori e gli allevatori significa proteggere la Sardegna», conclude Serra.
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