• 29 Agosto 2026
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Ritrovate tre antiche anfore nel mare di Porto Rotondo

Anfora Porto Rotondo
La scoperta dei sommozzatori della Polizia di Stato nell’ambito di un’immersione finalizzata alla sicurezza subacquea. Da una prima valutazione risalirebbero a un periodo compreso tra la seconda metà del I secolo a.C. e il I secolo d.C.

PORTO ROTONDO | 29 agosto 2026. Importante ritrovamento nelle acque antistanti Porto Rotondo da parte della Squadra sommozzatori della Polizia di Stato di Olbia – dipendente dall’Ufficio Prevenzione Generale e Soccorso Pubblico della Questura di Sassari –, durante un’immersione finalizzata alla sicurezza subacquea. Nel corso dell’attività, gli operatori hanno individuato sul fondale un frammento di terracotta. Il rinvenimento ha spinto ad approfondire le ricerche e, durante una seconda calata, hanno localizzato tre anfore integre, seppure interessate da fenomeni di corrosione, di probabile epoca romana.

La scoperta ha immediatamente attirato l’attenzione dei sommozzatori, facendo ipotizzare la possibile presenza di altri manufatti nell’area. «Da qui – si legge ancora nella nota della Questura – è partita una specifica attività di ricerca subacquea che ha portato al ritrovamento di ulteriori reperti ancora in fase di qualificazione». Della scoperta è stata quindi informata la Soprintendenza, alla quale spetteranno gli approfondimenti per stabilire con precisione l’origine, la natura, la datazione e il valore storico-archeologico dei tre manufatti.

Dalle prime e preliminari valutazioni, le anfore potrebbero essere comunque riconducibili a produzioni provenienti dall’area del Lazio, della Campania o dalla Spagna e potrebbero risalire a un periodo compreso tra la seconda metà del I secolo a.C. e il I secolo d.C.

«Un piccolo frammento, dunque – proseguono dalla Questura –, ha rappresentato il punto di partenza di una ricerca che ha consentito di riportare alla luce una testimonianza del passato, custodita per secoli sotto il mare di Porto Rotondo». L’attività svolta conferma inoltre «il ruolo degli specialisti della Polizia di Stato impegnati nel servizio subacqueo, la cui professionalità consente di operare non soltanto nell’ambito della sicurezza e del soccorso in mare, ma anche di contribuire all’individuazione e alla salvaguardia di eventuali beni di interesse storico-archeologico presenti nei fondali».

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