41 bis in Sardegna, la Regione verso il ricorso al Tar: le dichiarazioni della Presidente
Todde: «Non vogliamo essere trattati come cittadini di Serie B e la Cayenna d’Italia».
CAGLIARI | 8 settembre 2026. La Regione Sardegna ha deciso di impugnare davanti al Tribunale amministrativo regionale (Tar) e in via incidentale alla Corte Costituzionale tutti gli atti inerenti il trasferimento dei detenuti del 41 bis nelle carceri dell’Isola. Lo ha detto ieri la presidente Alessandra Todde, a conclusione della conferenza stampa sulla vertenza Bekaert. Ecco il testo integrale delle sue dichiarazioni e il video.
La responsabilità del Governo Meloni
«Intanto, la cosa che bisogna chiarire è la realtà dei fatti. Abbiamo sentito ricostruzioni fantasiose. Invece bisogna dire in maniera forte e chiara che la decisione di concentrare il 41 bis in Sardegna è una decisione di questo Governo e quindi, questo Governo, se ne deve prendere la responsabilità, questo ministro (della Giustizia Carlo Nordio ndr) se ne deve prendere la responsabilità e i parlamentari di maggioranza che, in questo momento, assecondano questo governo, se ne devono prendere la responsabilità.
La legge del 2009 e le aree insulari
Io ho sentito dire che qualcuno ha proposto una legge per togliere quello da cui parte tutto, la legge del 2009, in cui c’è scritto “preferibilmente aree insulari”. Per spiegarlo, significa che i 41 bis si devono concentrare preferibilmente nelle aree insulari.
«Una richiesta di tutti i sardi»
Io credo che in 4 anni di governo c’era il modo per cambiare la legge, c’era il modo per poterla affrontare, una richiesta di tutti, non credo che sia solo una richiesta da parte della presidente della regione, ma di tutti i sardi. Quindi noi rispondiamo con i fatti. I fatti sono che abbiamo sempre chiesto collaborazione perché il punto fondamentale non è ospitare la nostra parte di 41 bis, la Sardegna l’ha sempre fatto. Il punto fondamentale è ospitarne una grande maggioranza e soprattutto gli impatti che questo ha sulla nostra sanità, sulla nostra economia. Solo di queste ore sono le richieste, per esempio, per affrontare il tema dell’arrivo del 41 bis a Uta.
Sanità e costi per la Sardegna
Qualcuno ha pensato che per riuscire ad affrontare l’emergenza sanitaria che questo contesto non programmato, non condiviso crea ai sardi, quali sono i costi che i sardi che si pagano la sanità devono sostenere anche in termini di mancati servizi perché qualcuno ci sta chiedendo di fare un extra sforzo, stiamo parlando di decine di milioni di euro. Quindi, siccome questo non è stato affrontato in maniera coerente e in maniera condivisa, ma in modo arrogante e unilaterale, io la cosa che mi chiedo è questo è il modo di lavorare di questo governo, questo è un attacco deliberato alla Sardegna e noi assolutamente siamo disponibili, abbiamo chiesto un accesso agli atti il 4 di agosto.
Il ricorso al Tar e alla Corte costituzionale
Sono decorsi 30 giorni e nessuno ha risposto, perché chiaramente l’importanza della risposta della leale collaborazione probabilmente non vengono presi in considerazione e quindi in mancanza di questo noi ovviamente impugneremo dal punto di vista del tribunale amministrativo e poi incidentalmente anche in Corte costituzionale. Quello che noi vogliamo far capire a questo governo è che non vogliamo essere trattati come cittadini di Serie B, non vogliamo essere trattati come la Cayenna d’Italia, vogliamo essere trattati come una regione come tutte le altre. Abbiamo combattuto per l’insularità per riuscire ad avere un contesto di non discriminazione e adesso siamo stati discriminati.
La sanità penitenziaria sotto pressione
Intanto noi abbiamo lavorato in questi mesi per la sanità penitenziaria, abbiamo fatto un concorso con 33 stabilizzazioni nella sanità penitenziaria. Certamente il fatto di avere ingressi che richiedono una grandissima attenzione dal punto di vista sanitario mette ancora di più a rischio la sanità carceraria. Pensiamo al fatto che devono essere pianificati degli interventi, pianificati non imposti.
«Noi non siamo stati informati»
Quindi il fatto di far arrivare delle persone senza aver neanche senza essersi sincerati del fatto che ci possono essere le condizioni per poterli curare. Ecco, questo è il modo in cui questo governo lavora. Noi non siamo stati informati, non siamo stati coinvolti, nessuno si è seduto al tavolo con noi per dire: ci sono queste richieste e, peraltro, ci sono anche queste risorse. Perché, ripeto, noi ci paghiamo la sanità e non capisco perché una decisione unilaterale debba essere pagata dai sardi e con i soldi dei sardi.
L’emergenza del sistema carcerario sardo
I numeri parlano da soli. Noi siamo già in una situazione di assoluta necessità e di assoluta emergenza. A fronte di tutto questo c’è un sovraccarico ulteriore e ribadisco: quello che si continua a vedere è una negazione dello stato delle cose.
Sono stati forniti numeri in cui era evidente che il sistema carcerario sardo è già in una situazione di assoluta difficoltà. Sono stati resi, come dire, dei numeri, non da me, ma da chi lavora all’interno di questo tipo di contesto, che fa vedere l’emergenza. Tutto questo è stato ignorato e si è portato avanti un atto unilaterale, ripeto, senza nessun tipo di coprogrammazione, copianificazione, semplicemente arroganza.
«La Sardegna ha sempre fatto la sua parte»
Ecco, questo noi riteniamo che non sia assolutamente il modo giusto di procedere. Io veramente vorrei smetterla con le polemiche stupide rispetto al 41 bis, che nessuno sta ovviamente discutendo, né sul fatto che la nostra Regione non si debba prendere le sue responsabilità: lo ha sempre fatto.
Quello che non è accettabile è subire una concentrazione di questo tipo senza aver discusso in maniera preventiva di quelle che sono le conseguenze e di quella che deve essere la compartecipazione dello Stato, non solo per mandarci qua i carcerati, ma anche per partecipare a quelle che sono le conseguenze.
La decisione emersa dalla Conferenza Stato-Regioni
Ovviamente protestare è un aspetto, poi la pubblica amministrazione parla per gli atti. Chiaramente, una delle cose incredibili è anche questa. Noi siamo venuti a sapere del tentativo di concentrazione dei 41 bis in Sardegna da una Conferenza Stato-Regioni, in cui incidentalmente il sottosegretario Delmastro ha reso un’informativa su questo punto.
«A pagarne le conseguenze siamo noi»
Quindi il tema è, da una parte, il fatto che ci sia stata assolutamente omissione e, come dire, un percorso non condiviso. D’altra parte, il fatto che a pagarne le conseguenze siamo noi, la nostra sanità, la nostra economia. Sono stati ignorati tutti gli appelli, anche di tutti i magistrati, di tutti coloro che sono coinvolti all’interno di questo contesto.
Ripeto: un percorso unilaterale, arrogante, non condiviso, che non tiene conto di quelli che sono gli impatti e i sardi, ovviamente, ne devono prendere atto. Io quello che mi chiedo è: ma noi veramente siamo in grado di affrontare tutto questo con un governo che ci scarica addosso i problemi senza neanche dirci “Va bene, io faccio la mia parte”, perché noi la nostra parte la stiamo facendo, la stiamo facendo in maniera importante? Dall’altra parte mi sembra che ci sia il deserto dei Tartari.
Lo scontro con il ministro Nordio
Io mi rifiuto di incontrare il ministro, questo lo posso dire. Io ho incontrato il ministro un anno fa, dopo avere reiteratamente chiesto degli incontri. Li ho chiesti a giugno, li ho chiesti a luglio, a settembre finalmente si è degnato di incontrarmi. C’era il mio coordinatore dell’Avvocatura, c’era il mio segretario generale e lui era con il suo, con l’allora capo di gabinetto.
Mi è stato detto in maniera pubblica, davanti a tutti, che lui avrebbe condiviso le scelte. Non ha condiviso un accidente. Per cui quello che mi chiedo è: io non voglio essere presa per i fondelli, i sardi non se lo permettono. Io la presento a tutti, per cui un ministro che mi ha preso in giro non si merita che io gli chieda incontri, si merita che io vada in Corte costituzionale e che impugni gli atti.
L’arrivo dei detenuti a Uta
Sull’arrivo sabato scorso dei detenuti al carcere di Uta: «Io sapevo che si muoveva qualcosa perché, incidentalmente, era arrivata una richiesta all’Asl 8 che mobilitava i medici e anche questo è un modo di lavorare, veramente. Quindi si stavano preoccupando di avere a disposizione i nostri medici, la nostra sanità per le visite e nessuno si è preoccupato di dirci che stavano arrivando. Nessuno. Noi non l’abbiamo ricevuto. Nessuna comunicazione scritta, neanche una telefonata di cortesia per dire: stanno arrivando.
Il caso Viterbo e l’accusa di discriminazione
Rivolgendosi a un giornalista: «Le sembra giusto chiudere il carcere a Viterbo? E mi viene il dubbio che sia una Regione gestita da Fratelli d’Italia e quindi magari è una regione amica per scaricare tutto sulla Sardegna. Ecco, io credo che quando si governa, e io l’ho fatto, io sono stata in due governi, si deve pensare alla nazione, si deve pensare a tutti in maniera uguale. Non si deve discriminare perché uno è amico oppure magari un po’ meno.
«La leale collaborazione è un principio cardine»
La nostra impressione è che noi siamo discriminati perché non siamo in linea con questo governo e questa è una cosa inaccettabile, perché la leale collaborazione è un principio cardine della nostra Costituzione e del nostro contesto amministrativo. È questo quello che rivendico.
Le accuse a Pittalis e Deidda
Quando si sta al governo si deve essere responsabili e si devono trattare tutti in maniera equa. Noi non siamo stati trattati in maniera equa, siamo stati presi in giro, che è una cosa differente. Ribadisco, io ho assistito a un consiglio comunale aperto a Nuoro quando il verbale della Conferenza Stato-Regioni era in bozza, dove mi è stato detto da un parlamentare, che è Pittalis (deputato e segretario regionale sardo di Forza Italia ndr), assolutamente queste cose non succederanno mai e invece sono successe. Mi sono sentita dire che ero una matta, che stavo cercando di polarizzare la discussione perché queste cose non sarebbero mai successe dallo stesso Deidda (deputato sardo di FdI ndr), che in questo momento fa finta di nulla e cerca di far rimandare la colpa ai governi precedenti.
Quindi io credo che bisogna essere seri nel governo della Regione, nel governo di una nazione e la serietà non è sicuramente questa».
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