• 8 Settembre 2026
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41 bis, Siulp: «L’isola non può diventare la Cayenna d’Italia»

Carcere Uta 2
Per il sindacato la Polizia di Stato è già al limite e chiede pertanto uomini e strutture.

CAGLIARI | 8 settembre 2026. «La Sardegna non può diventare la “Cayenna d’Italia». È l’allarme lanciato dal Sindacato Italiano Unitario Lavoratori Polizia (Siulp) Sardegna che, dopo l’arrivo nel carcere di Uta di 88 detenuti sottoposti al 41 bis e in vista degli ulteriori trasferimenti previsti nell’Isola, chiede un adeguato potenziamento degli organici della Polizia di Stato.

«La situazione è già oggi estremamente difficile. Quando arriveranno gli altri detenuti sarà inevitabilmente peggio, se lo Stato non accompagnerà queste decisioni con un piano straordinario e strutturale di rafforzamento della sicurezza in Sardegna», afferma il segretario regionale Giuseppe Caracciolo.

La Polizia di Stato, oltre ai servizi ordinari e interventi straordinari, deve concorrere infatti alla gestione dell’hotspot di Monastir e del CPR di Macomer, garantire l’ordine e la sicurezza pubblica durante un afflusso turistico che nei mesi estivi moltiplica le presenze sull’Isola, assicurare la vigilanza negli scali, sulle strade e nelle stazioni ferroviarie e far fronte a servizi straordinari che si aggiungono all’attività ordinaria delle Questure e delle specialità. Senza considerare gli interventi a seguito degli improvvisi sbarchi di immigrati sulle coste sarde.

Mentre aumentano le esigenze di sicurezza – denuncia il Sindacato –, negli anni sono stati chiusi presidi fondamentali della Polizia di Stato. «Non possiamo continuare a rincorrere le emergenze spostando gli stessi pochi poliziotti da un servizio all’altro», sottolinea Caracciolo. «Ogni nuova esigenza rischia di essere coperta indebolendo qualcos’altro. Non è questa la programmazione della sicurezza di cui la Sardegna ha bisogno».

Il Siulp giudica quindi positivamente la prevista riattivazione della Polizia Stradale di Ozieri, ma chiede alla politica di andare oltre. «Abbiamo combattuto a lungo e ottenuto la riapertura, abbiamo dimostrato che quella fu una scelta politica scellerata e continueremo ancora finché la classe politica non ammetta l’errore e riconsideri quelle scelte», afferma Caracciolo.

Per questo il Siulp Sardegna chiede la riapertura delle Squadre Nautiche, particolarmente importanti per una regione insulare che durante la stagione estiva registra un enorme incremento delle presenze lungo le coste, e la riapertura del Posto Polfer di Macomer, insieme a una più generale rivalutazione dei presidi soppressi negli anni.

Ma riaprire gli uffici non basta. Serve soprattutto personale. Il sindacato chiede quindi che alla Sardegna venga «garantito un assetto di rinforzo serio, ponderato e proporzionato alle reali esigenze del territorio, superando una logica basata esclusivamente sul numero dei resident»i.

Nel calcolo delle risorse necessarie devono pesare l’insularità, l’estensione del territorio, i milioni di presenze turistiche, i porti e gli aeroporti, l’immigrazione, l’hotspot di Monastir, il CPR di Macomer, le esigenze delle specialità e, adesso, anche l’impatto sulla sicurezza derivante dalla presenza dei detenuti sottoposti al regime del 41 bis e del seguito che giungerà nell’isola.

«Se qualcuno immagina di trasformare l’Isola nella Cayenna d’Italia, deve sapere che la sicurezza ha un costo organizzativo e umano. I poliziotti sardi stanno già facendo molto più di quanto gli attuali organici consentirebbero. Non aspettiamo che accada qualcosa di grave per scoprire quello che oggi è già evidente: siamo in sofferenza. E senza interventi immediati, domani lo saremo ancora di più. La sicurezza deve essere un investimento e faremo di tutto per tutelare i nostri colleghi. «Non accetteremo che la Sardegna venga caricata di nuove e delicatissime responsabilità senza ricevere uomini e mezzi adeguati», conclude Caracciolo.

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