Spopolamento: Ozieri ha le risorse per combattere il fenomeno, «ma bisogna agire subito»
Lettera di un cittadino.
OZIERI | 16 settembre 2026. Ospitiamo la lettera di un cittadino sul problema dello spopolamento di Ozieri. Un intervento con alcune riflessioni e proposte, che potrebbero in qualche modo aiutare a rallentare il calo demografico della città. Un fenomeno iniziato negli anni ’90 del secolo scorso, ma che negli ultimi due lustri si è accentuato in modo preoccupante, facendo registrare una diminuzione di oltre 1.150 abitanti.
«Egregio direttore, ho letto con preoccupazione il recente articolo (leggi) in merito al progressivo spopolamento della nostra cittadina. La matematica è fredda e inopinabile. Se decedono più persone di quante ne nascano è normale che la popolazione si riduca. Tuttavia emergono alcuni dati. Ovvero che chi si è trasferito supera i nuovi residenti, e già su questo bisognerebbe porsi delle domande. Spesso ad andar via sono giovani, magari con figli piccoli, in cerca di condizioni di vita migliori, non solo lavorative. Questo ovviamente non succede solo ad Ozieri, e questi spostamenti determinano la crescita di altre (limitate) zone dell’isola, non a migliaia di chilometri da noi, ma a poco più di mezz’ora da casa nostra. Ciò significa che il nostro comune ha perso parte della sua capacità attrattiva.
In termini di offerta lavorativa basti pensare all’ospedale, dove un tempo, chi veniva assunto da fuori, vi restava a vita, mettendovi su casa, mentre invece adesso, salvo rare occasioni è solamente un transito.
Il territorio comunale è, per estensione, il quarto in Sardegna, e tuttavia assistiamo al costante abbandono delle campagne, nonostante la presenza di infrastrutture importanti come il Consorzio di Bonifica.
Abbiamo una zona industriale, in una posizione invidiabile, ma forse siamo incapaci di attrarre nuovi investimenti o, addirittura, di non far fuggire possibili nuovi insediamenti.
Ozieri, un tempo conosciuta in tutta l’isola, e non solo, è sparita dai radar. Non la conoscono nemmeno i sardi (spesso la confondono con alcuni paesi del nuorese). Il turismo è praticamente assente e anche il dibattito culturale si è ridotto all’essenziale. Basti aprire il quotidiano di riferimento per vedere che del nostro comune si son perse le tracce. Ed è solo grazie alla testata che ci ospita se abbiamo ancora la possibilità di sapere cosa succede dalle nostre parti.
Criticare è facilissimo, ma esistono delle possibili soluzioni? Forse bisognerebbe ragionare in termini nuovi: intanto è essenziale rilanciare la campagna, cercando nuovo investitori (e nuove braccia).
Rilancio del centro. Meno abitanti significa meno consumi, ovvero esercizi di vicinato che chiudono e l’effetto deserto che si amplifica. Del Decandia si parla spesso, ma azioni zero. Sarebbe ora che ci riappropriassimo di uno spazio fondamentale per la storia e la cultura del nostro territorio. Che la smettessimo di fare la guerra ai pochi locali di svago che resistono, dando loro la possibilità di fare impresa, magari senza costanti aumenti di tasse. Che rilanciassimo alcuni edifici, come palazzo Costi, magari spostandovi alcuni servizi comunali. (Che fine hanno fatto le iniziative sulla ex elementare del Cantaro e la ex Caserma?). Sperando che anche il nostro comune stia investendo, come altri, nel nuovo piano casa.
Come già rilevato, la domanda di case in locazione, ad Ozieri, supera di gran lunga l’offerta, determinando un evidente danno economico e sociale. Lo spopolamento si combatte in vari modi, ovvero rendendo attrattivo il proprio comune, magari evitando di chiudere la piscina, importante volano sportivo, economico e sociale. Della possibilità di trasformare San Nicola in un giardino urbano si è già detto. Ma soprattutto spostando parte degli investimenti sulla comunicazione. Sappiamo bene quanto la Sardegna stia divenendo appetibile e quanti non isolani abbiamo in mente di trasferirsi.
Un’agenzia immobiliare isolana vede Ozieri come terzo mercato, dopo Alghero e Sassari. Personalmente assisto alla costante ricerca di abitazioni da parte stranieri, e non solo, che una volta scoperta l’esistenza, vorrebbero abitare dalle nostre parti. Motivi? Solitamente la ricerca di vita sana, lontano dal caos, inquinamento, conflitti sociali, ma anche di cibo, aria buona ecc.. con servizi essenziali, infrastrutture, strade, porti ed aeroporti a breve distanza, Internet, musei, biblioteca, per non dire della Chiesa, intesa anche come istituzione.
Impianti sportivi e associazionismo diffuso. Ozieri possiede tutto questo. Manca una cosa fondamentale. La conoscenza. Ecco su cosa vale la pena investire, non solo come comune ma anche come territorio. Marketing territoriale. A cosa servono le infrastrutture se mancano le persone? Possiamo farcela, ma guardando al futuro con umiltà, senza atteggiamenti supponenti e arroganti che talvolta sono stati la nostra rovina. Investire per farci conoscere al mondo è fattibile, con costi con cui solitamente si mettono a posto un paio di marciapiedi, ma con un ritorno esponenziale. Ozieri merita di sopravvivere, ne ha tutte le qualità, ma bisogna agire subito».
Pierangelo Fae
La ringrazio per la lettera e per aver voluto condividere con i nostri lettori una riflessione su un tema, quello del calo demografico, che ritengo centrale per il futuro di Ozieri. Al di là delle singole proposte, c’è un aspetto della sua riflessione che ho colto tra le righe e che ritengo importantissimo, ossia la necessità di aprire una discussione seria e senza pregiudizi sulle sorti della nostra città. Un confronto non circoscritto ai rappresentanti politici, ma aperto all’intera popolazione. Per questo, come giornale, intendiamo aprire le porte a chiunque abbia qualcosa da dire e da proporre.
Invito pertanto chi ha a cuore il futuro di Ozieri a farsi avanti per dar vita a un dibattito che possa far emergere nuove idee e, soprattutto, proposte da impegnare contro la lotta allo spopolamento Un fenomeno che ormai dalle nostre parti ha assunto proporzioni di vera emergenza sociale.
Il calo demografico non è un problema che può essere affrontato e risolto da una singola persona, da una sola amministrazione o da una sola categoria. Richiede il contributo dell’intera comunità, un impegno condiviso e la capacità di saper leggere il presente guardando oltre, nella consapevolezza che bisogna fare di tutto per lasciare una speranza di futuro ai nostri figli.
Per fare tutto ciò occorre, come prima cosa, parlarne in ogni sede. Per questo Logudorolive, sottolineo di nuovo, è pronto a fare la sua parte, mettendo a disposizione di tutti uno spazio sul giornale, dove ognuno possa esprimere liberamente il proprio pensiero e contribuire alla causa.
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