• 5 Dicembre 2022
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Mancato pagamento siccità del 2017, Coldiretti Sardegna: «Pronti ad azione legale»

ASSEMBLEA COLDIRETTI Cagliari 2
Ieri a Cagliari l’associazione ha convocato l’assemblea per fare il punto sulle problematiche dei vari settori. Firmata da tutti i presenti una piattaforma rivendicativa da presentare alla Regione.

CAGLIARI. Erano mille gli agricoltori che ieri mattina hanno preso parte all’assemblea convocata da Coldiretti Sardegna a Cagliari, per fare il punto collettivo sulle problematiche dei settori ortofrutta, vitivinicolo, apistico, olivicolo, cerealicolo. Settori che concorrono nella produzione lorda vendibile della Sardegna per quasi 1 miliardo del miliardo e mezzo complessivamente prodotto in Sardegna.

Dalla discussione è emersa una piattaforma rivendicativa firmata da tutti i presenti che sarà presentata da una delegazione nei prossimi giorni al presidente della Giunta Christian Solinas e del Consiglio Michele Pais ai quali sarà chiesta udienza. Attraverso i legali di Coldiretti Sardegna è stata annunciata inoltre una class action per il mancato pagamento della siccità del 2017.

Assemblea Coldiretti Sardegna Cagliari

«Da oltre 20 anni assistiamo inermi all’abbandono progressivo della programmazione politica strategica di diversi settori dell’agricoltura sarda – ha detto in apertura il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu –. È uno stillicidio continuo, causato soprattutto dall’assenza di visione d’insieme, dalla mancata conoscenza dei numeri, dall’impossibilità di avere una cabina di regia che si occupi della programmazione di lungo termine. Si tratta di molte migliaia di aziende che a loro volta continuano a dare regolarmente altrettanti migliaia di posti di lavoro ad operai e maestranze agricole. Si tratta di settori da sempre presenti nel panorama dell’agricoltura sarda su cui sono mancati investimenti dedicati».

«Tutti questi settori del comparto agricolo, che da anni pagano l’assenza di politiche agricole dedicate e attendono anni per il riconoscimento dei ristori dovuti alle calamità naturali – ha evidenziato il direttore di Coldiretti Sardegna Luca Saba – stanno affrontando da soli il periodo più duro dal secondo dopo guerra: il Covid, gli effetti collaterali della guerra in Ucraina, le bolle speculative sempre più diffuse, regolamenti sull’utilizzo di fitofarmaci sempre più stringenti per le aziende europee rispetto al resto del mondo autorizzato a produrre ed esportare nei nostri Paesi con qualsiasi principio attivo; costo del gasolio alle stelle, costo dell’Urea triplicato, costo delle materie prime raddoppiato e con lo spettro dell’impossibilità di quantificare i costi attuali e futuri dell’energia elettrica pongono il mondo imprenditoriale sardo di fronte alla scelta di continuare o mollare tutto».

La discussione è stata animata dagli interventi degli agricoltori in rappresentanza dei diversi settori, ed hanno affrontato le diverse problematiche che sono andate a ampliare la piattaforma.

Era presente anche l’Anbi Sardegna e i sette Consorzi di Bonifica che hanno ancora una volta sottolineato le difficoltà che stanno vivendo per il mancato arrivo dei contributi regionali e per il caro energia che gli stanno costringendo ad interrompere le attività.

Sono intervenuti in chiusura gli avvocati Mauro Barberio e Fabio Ciulli che hanno spiegato come ci siano le condizioni per una class action per i mancati ristori della siccità del 2017. Nei prossimi giorni in accordo con Coldiretti Sardegna sarà presentata.

PIATTAFORMA RIVENDICATIVA PER IL SETTORE AGRICOLO

SICCITA’ 2017. 40 milioni di euro stanziati con l’impegno di liquidarli in modo rapido come per il settore ovino in particolare sofferenza. Le imprese che attendono fiduciose, mentre le regole della burocrazia improvvisamente cambiano: gli eventuali controlli ex post utilizzati per pagare i famosi 13 euro sulla calamità naturale diventano controlli preventivi. Da allora blocchi su blocchi, ritardi gravissimi di anni sino ad arrivare alla fine del 2021 dove i regolamenti europei prevedono la chiusura dei procedimenti entro i 4 anni. Risultato: chi ha atteso 4 anni per veder pagata la calamità naturale non potrà esser più indennizzato. Nel frattempo nel 2020 una norma prevista nella legge 22, recuperava con il “de minimis” tutte le domande presentate anche quelle non istruite o con esiti negativi circa il requisito richiesto dalla normativa sulle calamità naturali. RISULTATO: 22.603 PRATICHE — LIQUIDATE 5440 . Per le altre domande, cioè 17.163 gli Enti agricoli Argea e Laore asseriscono che sono non ammissibili, non liquidabili e non ricevibili.

LE DOMANDE CHE NE DERIVANO SONO:

  1. È pensabile che su 22.000 domande ci siano errori degli imprenditori per 17.000 istanze, dopo essere state presentate presso gli uffici Laore, con loro indicazioni ed assistenza testimoniabile da migliaia di imprenditori? 
  2. E se così fosse, un intervento sulla stessa siccità che paga alcuni comparti completamente ed in modo immediato e boccia 17.000 istanze, è stato costruito bene?
  3. Dei 40 milioni stanziati per liquidare tutte le pratiche dal 2017, se è vero come hanno indicato gli Enti agricoli che le cifre utilizzate ammontano a 14 milioni e 260 mila euro, significa che dopo 5 anni residuano non spesi per il settore ortofrutta, cereali, vitivinicolo, apistico, olivicolo, foraggero bovino, esattamente oltre 25 milioni di euro?

Tutto questo ha dell’inverosimile, ha il sapore di una beffa anche per la politica che dispone i fondi ma non riesce a farli arrivare alle imprese agricole.

È la sconfitta peggiore della società di fronte ad una burocrazia inutile, sorda e cieca; di fronte ai problemi delle imprese, soprattutto in momenti di difficoltà come questo dove tutti i denari dovrebbero arrivare per tempo alle aziende agricole per poter superare il momento critico.

Dopo numerose lettere di richiesta di chiarezza sui numeri, solo ora arrivano le prime complessive risposte, che ancora risultano avere elementi bui. È possibile che circa 9.000 domande siano inammissibili? Che fine hanno fatto le domande bocciate da Argea per non avere superato il 30 per cento di danno che dovevano essere pagate attraverso la legge 22 del 2020?

L’INTERVENTO LEGALE. Per questi motivi in assenza di interventi politici di chiarimento Coldiretti Sardegna ha scelto di coinvolgere tutti i produttori potenzialmente danneggiati in un grande intervento legale, attraverso i propri legali, per avere una volta per tutte chiarezza sulle domande presentate su cui migliaia di produttori attendono da anni risposte.

SILENZIO DISSENSO. Tutto questo caos è alimentato anche dal fatto che l’amministrazione ha scelto che per questa tipologia di istanze le agenzie regionali possano utilizzare lo strumento del silenzio dissenso, che seppur consentito dalle norme rappresenta il modo peggiore per essere vicini alle imprese ed ai cittadini della propria terra. Coldiretti Sardegna chiede che ogni procedimento possa essere seguito nell’iter amministrativo punto per punto così come succede, per altri provvedimenti come quello dello sportello unico.

PROVVEDIMENTI RELATIVI AGLI ALTRI SETTORI DALLA GUERRA IN UCRAINA. Come promesso dal Presidente della Giunta regionale attendiamo al più presto lo stanziamento nell’OMNIBUS 2 dei 20 milioni per il sostegno di tutti quei settori agricoli non rientrati nel provvedimento della finanziaria 2022 con l’impegno ad un immediato pagamento da parte degli Enti agricoli.

SETTORE CERALICOLO: FILIERA. Questo comparto lamenta ormai da anni una scarsa attenzione sia sugli stanziamenti del programma di filiera, sia sui pagamenti che stanno acquisendo via via ritardi. Coldiretti Sardegna richiede una rivisitazione totale della norma affinché si possano avere dei reali contratti di filiera firmati tra i soggetti della produzione e quelli della trasformazione con al centro il miglioramento del prodotto ma anche della remunerazione dello stesso rispetto alle condizioni di mercato in virtù dell’adesione alla filiera. Si chiede inoltre una volta per tutte stanziamenti adeguati per evitare continue attese.

Coldiretti Sardegna chiede, alla luce della guerra in Ucraina che ha messo a nudo la debolezza ed i limiti di una Regione che dipende dall’estero nell’importazione dei cereali (media 2019 – 2021 oltre 550.000 tonnellate) un piano strategico quinquennale della cerealicoltura e della foraggicoltura con l’obiettivo di raggiungere 100.000 ettari di superficie coltivata a grano. Su questo punto Coldiretti Sardegna ha presentato in collaborazione con l’Anbi, l’associazione che coordina i Consorzi di Bonifica, una proposta denominata ri-coltiviamo la Sardegna, proprio per incrementare la coltivazione del grano sfruttando gli ettari infrastrutturati con la rete di irrigazione oggi inutilizzata: oltre 100.000 ettari. 

La Sardegna è una terra vocata ed ha una lunga tradizione nella coltivazione del grano duro. A inizio ‘900 era la seconda Regione in Italia dopo la Sicilia per superficie coltivata con circa 160mila ettari, ed ancora ad inizio 2000 si coltivavano circa 100mila ettari. Oggi (elaborazioni Coldiretti Sardegna su Censimento Istat 2021) la Sardegna coltiva meno di 32.000 di frumento duro e conta circa 4.300 cerealicoltori (nel 2000 erano 2.400 circa).

ORTOFRUTTA. Un settore importante per la Sardegna che rappresenta il 25% della Plv regionale. Merita non solo risposte immediate per le contingenze ma anche programmazione. Per questo Coldiretti Sardegna propone un piano strategico quinquennale per lo sviluppo, la strutturazione ed il rinnovamento del settore compreso quello serricolo.

OLIVICOLTURA. La Sardegna produce l’1,5% dell’olio extravergine di oliva italiano (è al nono posto, al primo la Puglia con oltre il 50%) ma è tra le prime Regioni nella vendita di quello marchiato Dop oltre ad eccellere sulle varietà coltivate, ne conta 28. Un settore di altissima qualità testimoniato dai tanti premi che ogni anno gli olivicoltori sardi vincono nei concorsi nazionali e internazionali. Anche in questo caso Coldiretti Sardegna chiede un piano strategico quinquennale per lo sviluppo ed il rinnovamento del settore.

APICOLTURA. Coldiretti Sardegna chiede che vengano riconosciute le osservazioni degli apicoltori sulle misure ACA18 il cui obiettivo è che le api svolgano il loro operoso lavoro di impollinazione in modo da poter garantire una corretta riproduzione delle piante e la biodiversità dell’areale protetto sia al sicuro. Per un intervento efficace è necessario ascoltare le indicazioni di chi vive nel campo:che il parametro minimo per accedere alla misura sia pari a 80 alveari; di modificare il numero indicato sulle densità degli alveari portandolo ad almeno 100 alveari per postazione, o ritenendo che vi si calcoli una valutazione legata alla densità di alveari per ettaro, pari alle tabelle riportate dalle principali ricerche scientifiche cioè 8-12 alveari ettaro; che la distanza minima tra postazioni sia regolamentata attraverso i limiti di legge; che il premio debba attestarsi a 50 euro ad alveare per gli stanziali e nomadi e 70 euro per gli alveari che operano in allevamento biologico per via dei maggiori costi di gestione degli stessi.

ACQUA. È una delle più importanti risorse e ricchezze di un popolo che merita interventi strutturali per garantire il futuro non solo dell’agricoltura ma anche della nostra società.

Reti vetuste. La Sardegna è la Regione con il maggior numero di dighe a livello nazionale ma occorre un piano straordinario soprattutto per non sprecare la risorsa idrica: sistemare e rendere efficienti le condotte esistenti, migliorare e ampliare il sistema di raccolta delle acque, eseguire interventi mirati per far arrivare l’acqua dove effettivamente è necessaria. In Italia tratteniamo solo l’11% dell’acqua piovana ed abbiamo una dispersione media del 40% con punte sino al 70 in altre aree. In Sardegna abbiamo 12mila km di condotte idriche datate con 5mila delle quali in cemento amianto che vanno sostituite. Allo stesso tempo occorrono interventi mirati per incrementare e portare l’infrastrutturazione irrigua anche in quei territori dove manca. Attualmente chi non ha acqua produce due terzi in meno rispetto a chi può contare sulla risorsa idrica.

Ri-coltiviamo la Sardegna. Alla Regione è stata già presentata da Coldiretti Sardegna insieme ad Anbi la proposta Ri-coltiviamo la Sardegna, di cui accenna anche sopra. Oggi in Sardegna si utilizzano poco più del 30 per cento degli ettari infrastrutturati con gli impianti irrigui (oltre 63mila su 195mila). Con la misura proposta si incentiverebbe la coltivazione di 100mila ettari di terra per produrre cereali e proteine. Come? Con contratti di filiera tra agricoltori e allevatori attraverso le cooperative garantendo un prezzo equo e sostenibile al produttore e al consumatore, con un incentivo di 200 euro ad ettaro per un impegno totale di 20milioni di euro. Un intervento che incide concretamente sul caro prezzi, garantendo un alimento sano e sicuro agli animali e sottraendo all’abbandono migliaia di ettari di terra. Il Pnrr, a livello nazionale, prevede 1,2 miliardi per i contratti di filiera.

Caro energia. L’energia è fonte fondamentale per il funzionamento dei Consorzi di Bonifica e allo stesso tempo una voce importante dei bilanci. Con il sistema attuale la Regione abbatte questi costi con fondi pubblici ma visti i perenni ritardi nella erogazione nella situazione attuale sta creando un corto circuito con il serio rischio di interrompere le attività dei Consorzi che non riguardano la sola erogazione di acqua ma anche la sicurezza idraulica e idrogeologica dei territori. Per questo l’Anbi con il sostegno di Coldiretti Sardegna chiede di percorrere due strade: una, quella della contingenza, con l’intervento non più rinviabile del pagamento dei contributi dovuti per legge da inserire nella Omnibus e dall’altra intervento strutturale che li renda autonomi non gravando più sulle casse della Regione. Per quando riguarda l’energia elettrica i sette Consorzi di Bonifica sardi con il coordinamento dell’Anbi hanno studiato ed in qualche caso anche progettato l’auto produzione di energia green, sia idroelettrica che fotovoltaica che li renderebbe autosufficienti.

VITICOLTURA. Nonostante una vendemmia controcorrente in Sardegna dove si registra un +15% nella produzione di vino (percentuale più alta in assoluto) rispetto ad una media del 0% nazionale rispetto allo scorso anno, a pesare sono i costi di produzione che secondo una stima Coldiretti sono cresciuti del 35% rispetto allo scorso anno: +170% dei concimi, +129% per il gasolio, +50% la bottiglia di vetro, +20% i tappi di sughero e addirittura +40% per quelli di altri materiali. Aumentano anche le gabbiette per i tappi degli spumanti (20%) e le etichette e i cartoni di imballaggio rispettivamente +35% e +45%. Ai quali si aggiungono quelli energetici che ormai stanno incidendo su tutte le imprese. Per questo settore tra i più dinamici e in crescita, posto duramente alla prova anche dal Covid, Coldiretti Sardegna propone alla Regione di aprire un tavolo permanente per lo sviluppo di un piano strategico per i prossimi cinque anni.

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