• 16 Gennaio 2021
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Logudorolive

Ozieri. Gli artisti di Music in My Mind: Marco Chirigoni, in arte Aspie

OZIERI. Diamo seguito alla presentazione degli artisti che hanno partecipato alla rassegna Music in My Mind, svolta a Ozieri il 19 settembre scorso e ideata da Laura Mulas e Michele Falzoi.Dopo Francesco Manai, Roberto Ledda, Luca Nicola Sechi, Giovanni Antonio Becciu, Antonio Giuseppe Cossu e Stefano Polo in arte rispettivamente Fayn e S.M., oggi faremo la conoscenza di Marco Chirigoni, alias Aspie.

Ci sono gusci che ti racchiudono. A volte ti danno sicurezza, a volte ti opprimono ma troppo spesso ti isolano e creano filtro e barriera con tutto ciò che ti circonda. Vivere così non è facile e si arriva ad un punto in cui diventa necessario trovare l’incrinatura che ti permette di spaccare tutto per presentarti al mondo così come sei, con le debolezze e le insicurezze, con i pregi e i difetti.

“Non ricordo in che giorno è nato Aspie, so solo che il 2015 è stato un periodo molto pesante della mia vita. Avevo bisogno di una via di fuga in cui sentirmi apprezzato e accettato da me stesso”. L’incrinatura per far esplodere la sua gabbia Marco Chirigoni – alias Aspie – l’ha trovata con la musica e come un fiore che sboccia all’improvviso, ha composto, cantato, rappato e soprattutto si è tracciato da solo una strada sorprendente per ritmo, musicalità e voglia di comunicare. La base è il Rap ma la ricerca per l’avvicinamento agli altri generi per creare un giusto mix è il passo successivo. “Ho avuto tanti interessi restrittivi e pochi portati a termine. La musica è quell’interesse che non vivo più come tale, ma come un vero e proprio stile di vita. Durante l’adolescenza mi ha sempre accompagnato come una compagna di viaggi. La musica è il mezzo che ti permette di parlare a una persona, di esprimerti o di esporti, è paragonabile a qualcuno a cui non hai paura di mostrare le tue parti più intime e nascoste. Può essere in grado di parlare per te e di darti dei termini capaci di spiegare ciò che, in quel momento, non sei in grado di esporre. Può anche essere qualcuno a cui mostri la tua parte peggiore ed è capace di renderla migliore agli occhi degli altri”.

A quattordici anni la chitarra da autodidatta e a diciotto un insegnante “da cui ho imparato solo ora cosa significasse studiare teoria della musica”, hanno proiettato Aspie dentro un vortice positivo in cui ha iniziato a parlare principalmente di sé, evidenziando quelle che erano le sensazioni che provava con le persone e con se stesso per toccare infine, tematiche differenti come, per esempio, l’evoluzione che l’uomo sta subendo a livello tecnologico. La presenza nei canali e nei social, YouTube, Facebook, Instagram e, a breve, Spotify, i buoni numeri e soprattutto i commenti positivi dicono che Aspie c’è, batte la sua strada con grande convinzione e si sta ritagliando uno spazio vero tra tanti. Il futuro può provare a disegnarselo lui anche se, con l’umiltà che lo contraddistingue, lo ritiene “qualcosa di inaspettato che va costruito mattone per mattone. Credo molto nelle cose che si possono realizzare con tanta determinazione, sacrificio e impegno. Non voglio costruirmi aspettative”. Eppure un desiderio nel cassetto Aspie ce l’ha: “Potrei dire tante cose. Probabilmente vorrei che cambino alcune cose nel mondo della musica e che ci siano meno contrasti e differenze tra i vari generi. Un altro sogno è sicuramente di diventare una grande figura di riferimento, ma per ora mi voglio fermare qua perché le cose si costruiscono piano piano, step by step”.