• 4 Marzo 2026
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Abusi sui minori e Chiesa, Comandini prende le distanze dalle dichiarazioni della Garante

Piero Comandini
Il presidente del consiglio regionale interviene per chiarire la sua posizione sulla delicata questione dopo la nota dei Vescovi sardi.

CAGLIARI | 4 marzo 2026. A seguito del comunicato della Conferenza Episcopale Sarda, il presidente del Consiglio regionale della Sardegna, Piero Comandini, prende posizione in merito alle nuove esternazioni della Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza, Carla Puligheddu, sul tema degli abusi sui minori.

In una nota diramata ieri, Comandini ha prima di tutto sottolineato che «la legge che ha istituito il Garante regionale per l’infanzia e l’adolescenza, prescrive che svolga la propria attività in piena autonomia e con indipendenza di giudizio e valutazione, senza essere sottoposto ad alcuna forma di controllo gerarchico e funzionale». Detto questo, ha quindi voluto marcare una netta separazione rispetto ai contenuti espressi da Puligheddu. «Pur nel rispetto della norma e della piena autonomia dell’attuale Garante, come rappresentanti del Consiglio regionale – ha chiarito il Comandini – prendiamo le distanze dalle dichiarazioni rese alla stampa sul tema degli abusi ai danni di minori da parte di appartenenti al clero. Riteniamo che temi così importanti e delicati debbano essere affrontati con estrema attenzione, rispetto e autorevolezza. La generalizzazione e il sensazionalismo non favoriscono né aiutano la ricerca della verità e il difficile percorso avviato da tempo dalla stessa Chiesa».

A gennaio, Puligheddu, appena nominata garante, aveva anche scritto all’arcivescovo di Cagliari Giuseppe Baturi, segretario generale della Conferenza episcopale italiana, rimarcando che «in Sardegna la maggior parte dei casi non è denunciato contribuendo a lasciare impuniti gli autori di questi orrendi reati, ancora più gravi in quanto perpetrati da persone che proprio perché indossano l’abito talare dovrebbero essere più affidabili».

Puligheddu aveva chiesto inoltre alla Chiesa sarda «un atto di coraggio evangelico e civile: la piena e incondizionata collaborazione con la magistratura, rinunciando a gestioni interne che hanno finora prodotto solo oblio e prescrizione». Aveva poi sottolineato che nell’isola, il dato più allarmante riguarda l’impunità: «su 37 casi, 30 appartengono al sommerso. A fronte di quasi duecento vittime note, si contano appena 5 condanne definitive. Questo significa che la quasi totalità delle vittime non ha ottenuto giustizia né in sede civile né in quella canonica, dove per 35 casi su 37 non si ha notizia di alcun processo mai avviato».

Per i Vescovi sardi le parole di Puligheddu «hanno creato sconcerto e rammarico, non per la gravità dell’argomento che riguarda l’intera società, e che vede la Chiesa – in Sardegna, in Italia e nel mondo – contrastare il fenomeno con la sensibilizzazione e la formazione, ma per la superficialità e la disinvoltura con la quale sono state esposte dalla stessa Garante numeri e dati senza nessun reale fondamento, nonché per la gratuità di riferimenti e di accuse di rilevanza penale che i vescovi respingono con determinazione e sdegno. Sorprende che notizie destituite da qualsiasi fondamento vengano presentate pubblicamente, esponendo un’istituzione del Consiglio regionale a una comunicazione senza nessun dato credibile». 

«Si conferma – concludono i prelati – che tutte le Diocesi si sono dotate di un Servizio diocesano o inter-diocesano per la tutela dei minori e degli adulti vulnerabili, avvalendosi di professionalità formate e competenti, che animano i centri di ascolto territoriali. In tutte le Chiese locali c’è la ferma consapevolezza che questo sia un cammino imprescindibile e inarrestabile, da percorrere con coraggio e con spirito di collaborazione tra tutti i soggetti in causa».

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