Case vuote e nuovi bisogni: la Sardegna ripensa il suo abitare per cambiare il volto dell’edilizia
Confartigianato Sardegna e Nomisma indicano le strategie per trasformare il patrimonio inutilizzato in sviluppo per territori ed economia. Se ne parla a Olbia sabato 17 ottobre in un evento pubblico regionale.
CAGLIARI | 14 ottobre 2026. In Sardegna, su oltre un milione di immobili di proprietà, ben 320mila (pari al 32%) risultano sfitti o destinati agli affitti brevi. Di questi, circa 51mila sono impiegati per locazioni turistiche, mentre nelle zone dell’entroterra la percentuale delle case disabitate supera il 50%. Al contrario, l’80% delle compravendite si concentra lungo le coste, con la sola Gallura che assorbe il 21,7% delle transazioni regionali. Si delinea così un mercato profondamente squilibrato, proprio mentre cresce la domanda di alloggi da parte di famiglie, lavoratori e studenti. A questa esigenza si aggiungono i nuovi bisogni abitativi della popolazione anziana, che oggi non trovano ancora un’offerta adeguata di soluzioni flessibili e dedicate.
A gravare sui bilanci familiari è anche il costo complessivo del mantenimento di una casa: mutui, affitti e utenze erodono infatti il 33,5% del reddito. La vera sfida, perciò, non si limita alla costruzione di nuove abitazioni, ma consiste nel reinserire sul mercato le strutture inutilizzate, riqualificando i borghi, diversificando le proposte e migliorando lo stato del patrimonio edilizio. L’obiettivo è rendere il panorama residenziale più sostenibile, accessibile e in linea con le attuali dinamiche sociali.
Questi dati allarmanti emergono dal rapporto sull’edilizia e sulle esigenze abitative in Sardegna curato da Nomisma. Lo studio sarà al centro dell’iniziativa pubblica organizzata da Confartigianato Imprese Sardegna e ANAEPA Edilizia Confartigianato, intitolata “La nuova domanda abitativa come opportunità per le imprese edili artigiane della Sardegna”. L’evento è in programma sabato 17 ottobre 2026, alle ore 10:00, presso il Blu Marine Conference Center di Olbia (viale Italia, 39).
Ad aprire i lavori saranno le relazioni introduttive di Giacomo Meloni, Presidente di Confartigianato Imprese Sardegna, e di Stefano Crestini, Presidente Nazionale di ANAEPA Confartigianato Edilizia. A seguire, Elena Molignoni (Responsabile Area Mercato Immobiliare di Nomisma) illustrerà il dossier “Impatto dei cambiamenti che investono la domanda abitativa in Sardegna. Conoscere la domanda per orientare l’offerta”. Il dibattito proseguirà con le analisi di Francesco Licheri, Presidente INU Sardegna, e di Valeria Saiu, in rappresentanza dell’Università di Cagliari e del CAMI (Centro Interdipartimentale di Ricerche sulla Casa e il Mercato Immobiliare). Chiuderà la giornata l’intervento di Franco Cuccureddu, Assessore regionale dell’Artigianato, Turismo e Commercio.
La ricerca esplora le profonde trasformazioni demografiche, sociali e urbane che stanno ridisegnando il volto della Sardegna. Da un lato, nei poli urbani si registra un incremento delle nuove concessioni edilizie (+9,4% nel 2025) e un miglioramento dell’efficienza energetica degli edifici. Dall’altro, i comuni delle aree interne affrontano un inesorabile spopolamento e un progressivo invecchiamento dei residenti, aggravati da un’elevata percentuale di alloggi vuoti o in stato di degrado. Nel frattempo, l’espansione delle strutture extra-alberghiere e degli affitti brevi nelle fasce costiere riduce drasticamente la disponibilità di residenze stabili, spingendo al rialzo i canoni di locazione.
Per far fronte a queste criticità, il report traccia alcune direttrici strategiche: il recupero dei fabbricati abbandonati nei centri storici minori, una gestione più calibrata delle locazioni turistiche, l’efficientamento energetico delle costruzioni esistenti e lo sviluppo del Senior Housing, anche alla luce delle opportunità legate alla Silver Economy e ai nuovi bisogni della popolazione anziana.
Una trasformazione che riguarda direttamente anche il sistema produttivo: il comparto dell’edilizia e delle attività collegate coinvolge nell’Isola oltre 23mila imprese, dà lavoro a 42mila addetti e genera 1 miliardo e 300 milioni di euro di valore aggiunto. La nuova domanda abitativa può quindi diventare anche una concreta opportunità di lavoro e sviluppo per le imprese edili artigiane sarde.
Per Confartigianato Imprese Sardegna, la casa deve tornare a rappresentare un solido fattore di coesione sociale e crescita economica. Riqualificare l’esistente significa non solo valorizzare le imprese dell’Isola, ma anche arginare l’abbandono dei territori e tutelare il diritto all’abitare in ogni angolo della regione.
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