• 17 Febbraio 2026
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Mancato rinnovo contratti Sanità privata, anche in Sardegna scatta lo stato di agitazione

Operatore scoio sanitario
I sindacati: «Contratti fermi da anni, salari erosi dall’inflazione, diritti sempre più deboli».

CAGLIARI | 17 febbraio 2026. Anche in Sardegna scatta lo stato di agitazione, proclamato da FP CGIL, CISL FP e UIL FPL, del personale della sanità privata accreditata, delle RSA e della riabilitazione. La decisione arriva alla luce del blocco della vertenza per il rinnovo dei Contratti Collettivi Nazionali di Lavoro della sanità privata, AIOP RSA e ARIS RSA. Dopo l’incontro del 22 dicembre al Ministero della Salute, non è infatti arrivata alcuna convocazione concreta del tavolo annunciato. Nel frattempo, anche il tentativo di conciliazione nazionale si è chiuso senza accordo, certificando lo stallo.

«I contratti restano scaduti da oltre 13 anni per le RSA e da oltre 8 anni per la sanità privata», – denunciano i sindacati –. In questi anni – spiegano – il costo della vita è cresciuto costantemente, l’inflazione ha eroso il potere d’acquisto delle famiglie e le retribuzioni sono rimaste ferme a livelli di oltre un decennio fa. Una condizione inaccettabile, considerando che le strutture accreditate operano con le risorse pubbliche. Ci sono tantissime lavoratrici e lavoratori che garantiscono quotidianamente servizi essenziali nelle strutture accreditate, assicurando assistenza ad anziani, personefragili e con disabilità. Svolgono le stesse mansioni dei colleghi del Servizio Sanitario Nazionale, ma con trattamenti economici e normativi profondamente diversi. Il divario retributivo con il pubblico – evidenziano le tre sigle sindacali – ormai strutturale: per alcune figure, come gli infermieri, la differenza può arrivare fino a 500 euro al mese. Una disparità che sta determinando l’abbandono del settore, con gravi difficoltà nel reperimento dei professionisti, con ricadute dirette sulla continuità assistenziale e sul rispetto dei requisiti di personale previsti dalla normativa regionale».

«Le responsabilità sono chiare e ricadono tanto sulle associazioni datoriali quanto sulle istituzioni. Il Ministero della Salute continua a rimanere silente, mentre la Conferenza delle Regioni non garantisce un sistema di accreditamento che metta realmente al centro il lavoro, la qualità dell’assistenza e il rispetto dei diritti contrattuali», attaccano i tre sindacati. «Non è più tollerabile che una parte rilevante dell’assistenza sanitaria regionale sia affidata a soggetti privati accreditati senza che il rinnovo dei contratti e il rispetto pieno delle tutele diventino condizione vincolante per l’accreditamento e per l’erogazione dei finanziamenti pubblici».

Per questo FP CGIL, CISL FP e UIL FPL chiedono alla Regione Sardegna di assumere impegni concreti e immediati, vincolando accreditamento e budget al rispetto e al rinnovo dei CCNL sottoscritti dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. Non sono più accettabili rimpalli di responsabilità.

La mobilitazione è già in corso e proseguirà con assemblee in tutte le strutture e con iniziative pubbliche, presidi e manifestazioni davanti alle sedi istituzionali e alle principali realtà accreditate del territorio regionale.

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