• 18 Ottobre 2021
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Attacchi mediatici alla Diocesi di Ozieri: il silenzio del territorio

«Stiamo vivendo certamente una delle pagine più sofferte e delicate della storia della nostra chiesa diocesana. Ci sentiamo schiacciati dal rullo compressore di un’aggressiva campagna mediatica che ha trovato in una tra le più piccole realtà diocesane d’Italia un bersaglio facile e una preda prelibata».

Un grido di dolore, quello lanciato una settimana fa dal vescovo di Ozieri Corrado Melis, rimasto però inspiegabilmente inascoltato e ignorato da tutto il territorio. Nessuna presa di posizione, nessuna dichiarazione ufficiale, neanche dal variegato mondo cattolico. Un silenzio assordante e incomprensibile in un ambiente dove ancora vige, a quanto pare, la cultura, tutta sarda, del “muretto a secco” (riparo da cui si spara in tutta sicurezza per non essere visti). Ma se questo è un atavico modus operandi dei nostri ambienti, c’è un aspetto molto più preoccupante, quel mix di disinteresse e fastidio sempre più diffuso nei confronti dell’istituzione Chiesa, che sta pericolosamente sfociando in un nuovo e più subdolo anticlericalismo.

E, dunque, dove sono finiti i presunti veri cattolici, quel popolo che un tempo faceva sentire forte la sua voce per difendere la Chiesa di Cristo sempre e comunque? È vero, l’emergenza sanitaria ha fiaccato le menti, diventando il problema principale delle nostre contrade, una preoccupazione che probabilmente distoglie l’attenzione da tutti gli altri problemi. È comprensibile, ma… non è giustificabile in questo caso specifico, dove ad essere interpellata nel suo intimo è la nostra comunità cristiana.

La Diocesi di Ozieri, che da oltre 200 anni cammina insieme a questo territorio, e che è segno vivente di Cristo in ogni paese con le comunità parrocchiali, non merita di essere lasciata sola con il suo Vescovo a combattere questa dura battaglia. O si capisce questo o è la fine di tutto, di un connubio che affonda le radici nell’antica diocesi di Bisarcio. Una storia che rischia insomma, se qualcuno ancora non l’avesse capito, di essere spazzata via dagli eventi e dalle conseguenti decisioni. Non possiamo permettercelo. Perché, perdere anche la sede diocesana, ultimo baluardo di un territorio sempre più povero ed emarginato, sarebbe per tutti, credenti e non, un danno incalcolabile non solo per la fede, ma anche sotto l’aspetto puramente economico e sociale.