• 19 Aprile 2026
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Sassari e la frattura urbana: chi paga davvero la “ricucitura”?

Ricucitura Sassari
Confcommercio ricostruisce quarant’anni di scelte urbanistiche che hanno svuotato il centro storico a vantaggio di Predda Niedda e lancia un allarme: l’attuale progetto di “ricucitura” rischia di scaricare ancora una volta i costi sulla collettività.

SASSARI | 19 aprile 2026. La Confcommercio Territoriale di Sassari interviene sul tema della cosiddetta “ricucitura urbana” tra la città e l’area commerciale di Predda Niedda, denunciando una situazione che affonda le sue radici in decenni di scelte politiche che hanno progressivamente indebolito il centro storico, favorendo al contempo lo sviluppo di un’area privata cresciuta senza regole né oneri.

«Negli ultimi quarant’anni – si legge nell’analisi di Concommercio – Sassari ha vissuto una trasformazione che ha cambiato il volto della città. Il centro storico, già indebolito dallo spopolamento residenziale degli anni ’70 e ’80, ha subito dagli anni ’90 un ulteriore colpo: la progressiva migrazione del commercio verso Predda Niedda. Quella che era nata come zona industriale, infatti, venne “riqualificata” grazie a un’interpretazione estensiva del concetto di attività produttive. Con un semplice artificio linguistico, capannoni costruiti con agevolazioni per l’industria si trasformarono in spazi commerciali senza oneri di urbanizzazione, sostenuti da un Consorzio che per anni ha beneficiato di fondi pubblici, accumulando debiti e criticità gestionali. Dove nemmeno la Polizia Locale aveva giurisdizione, e l’utilizzo inappropriato di strade e luoghi di sosta, sono stati tra gli elementi del successo commerciale e dei flussi di quell’area. Nel Centro simultaneamente si applicava il più rigido controllo del Codice della Strada, arrivando persino ad istituire una ZTL che oltre a emettere migliaia di sanzioni agli automobilisti distratti, eliminava anche il trasporto pubblico dedicato, precedentemente esistente (CD e Vola Via).
Il risultato fu un polo commerciale enorme, cresciuto rapidamente e in concorrenza diretta con il Centro Storico, che nel frattempo perdeva residenti, funzioni pubbliche, negozi e vitalità».

«Negli ultimi dieci anni – continua Confommercio –, la grande distribuzione ha iniziato a soffrire la concorrenza dell’e-commerce. Molti grandi spazi commerciali hanno perso redditività e si sono riconvertiti in palestre, ristorazione, sale giochi, centri di intrattenimento, spazi per eventi e luoghi di socializzazione. Predda Niedda è diventata così una sorta di “città nella città”, con una vita propria, spesso scollegata dal resto di Sassari e arrivata al punto di rottura infrastrutturale proprio per l’assenza originaria delle opere di urbanizzazione. Ora dunque si parla di “ricucire”, collegando la città a quell’area privata periferica. Ma molti cittadini si chiedono cosa significhi davvero questa parola. Perché se Predda Niedda ha goduto per decenni di agevolazioni, servizi gratuiti e finanziamenti pubblici, il timore è che la “ricucitura” si traduca in un nuovo costo collettivo.

Per affrontare con serietà il tema della trasformazione urbana e commerciale della città, per Confommercio è necessario partire da alcune questioni fondamentali: «quali scelte politiche e amministrative hanno favorito lo squilibrio tra centro storico e periferia? Chi ha tratto vantaggio dalla riconversione di Predda Niedda e dalla sua progressiva espansione commerciale? Quali costi diretti e indiretti sono ricaduti sulla collettività nel corso di questo processo? In che modo è possibile rilanciare il centro storico senza generare nuovi squilibri o ulteriori forme di concorrenza interna? La “ricucitura” proposta è un progetto urbanistico orientato all’interesse pubblico o un’operazione finanziaria necessaria a sostenere un’area oggi in difficoltà? Qual è stato e qual è oggi il ruolo del sistema immobiliare nelle scelte di pianificazione urbana?».

«Sono interrogativi legittimi, che molti cittadini condividono e che richiedono risposte trasparenti e documentate. La questione di fondo resta semplice: dopo aver favorito per decenni lo spostamento del commercio fuori dal centro, si chiede ora ai sassaresi di sostenere anche la rinascita di quell’area? Rilanciare Sassari è possibile, ma richiede un approccio fondato su trasparenza, memoria delle scelte passate e una visione capace di evitare il ripetersi degli stessi squilibri. Una città può cambiare, ma non può farlo sistematicamente a spese dei cittadini e del commercio di vicinato, che nel Centro Matrice ha svolto per anni una funzione di presidio sociale oltre che economica.

In questa prospettiva, una vera “ricucitura” urbana impone una riflessione seria sugli strumenti di pianificazione. È necessario verificare se il piano urbanistico del 2007 sia ancora adeguato al contesto attuale o se debba essere aggiornato alla luce delle trasformazioni intervenute e di quelle necessarie. Se il piano risultasse ancora valido, resta da comprendere allora perché, nell’ambito del Trasporto Pubblico Locale, oggi esso venga di fatto ignorato, consentendo a enti regionali di introdurre modelli e sperimentazioni non previsti da quel documento di programmazione. Anche questo è un nodo che merita chiarezza, perché riguarda il rapporto tra pianificazione, governance e coerenza delle scelte pubbliche».

Le città evolvono, cambiano, si trasformano. Non esiste un modello immutabile. Ma quando il cambiamento è guidato più da interessi particolari che da una visione collettiva, il rischio è che a pagare siano sempre gli stessi: i cittadini. Sassari oggi ha l’occasione di ripensare il proprio equilibrio urbano. Ma per farlo deve guardare con onestà al proprio passato recente, riconoscere gli errori, capire le responsabilità e costruire un futuro che non sia l’ennesima toppa su una ferita aperta», conclude Confcommercio.

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