• 25 Settembre 2021
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Infermiere vaccinato morto a Sassari di Covid, il Nursing Up: «Si apra un’inchiesta»

Antonio De Palma, presidente Nazionale del Nursing Up: «Il primo caso in Italia di infermiere già vaccinato che muore a causa del Covid rischia di mettere in discussione tante asserite certezze. Chiediamo l’apertura di una commissione di inchiesta. Chiediamo lumi in merito alla terza dose per gli operatori sanitari».


Aveva 63 anni e si chiamava Gabriele Napolitano l’infermiere morto di Covid a Sassari nonostante avesse ricevuto le due dosi di Pfizer sei mesi fa all’ospedale Cotugno di Napoli, dove lavorava. Da due mesi era in pensione.  

L’uomo ha contratto l’infezione in Sardegna, dove si trovava con tutta la famiglia da metà luglio. Dopo un tampone positivo è subito comparsa la febbre, quindi tosse e problemi di respirazione. La situazione peggiora e allora il ricovero a Sassari in sub intensiva con il casco. Qui sembra migliorare, ma la situazione precipita improvvisamente. E allora le cure in terapia intensiva, l’intubazione e il decesso.

Il caso ha suscitato grande clamore in tutta Italia e sul quale è interventuo Antonio De Palma, presidente Nazionale del Nursing Up – sindacato degli infermieri – per chiedere alle autorità di fare chiarezza sulla morte del loro collega, sulla validità del vaccino e sull’eventualità della somministrazione della terza dose.

«Il primo caso in Italia di infermiere già vaccinato che muore a causa del Covid – ha infatti detto De Palma – rischia di mettere in discussione tante asserite certezze. Chiediamo l’apertura di una commissione di inchiesta. Chiediamo lumi in merito alla terza dose per gli operatori sanitari».

Da qui la domanda al Ministro della Salute, al Commissario all’emergenza e al Presidente delle Regioni: «Chi tutela quegli operatori sanitari già vaccinati, esposti ogni giorno al rischio di un nuovo contagio, ora che la tragica morte del collega prova la fallacità di quelle tesi che sostengono che, di fronte a una eventuale nuova-infezione, i soggetti già vaccinati non corrono il rischio di conseguenze tanto gravi sino al decesso?».

«La notizia del decesso di un infermiere, di un uomo prima di tutto – continua De Palma –, di un nostro collega, ci amareggia, e ci lascia nello sconforto. Come sindacato che ogni giorno lotta fianco a fianco degli operatori sanitari, fatti gravissimi come questo ci chiedono a gran voce di far luce su ciò che accade.
Sentir dire che era tutto previsto, liquidare la vicenda come qualcosa di meramente programmato, di tristemente sfortunato, ci fa indignare non poco. Non solo è morto un infermiere, ma è sotto gli occhi di tutti, a 18 mesi dall’inizio dell’emergenza e nonostante la tanto decantata campagna vaccinale, che il rischio di decessi per chi è già stato vaccinato con due dosi, non è certo inesistente».

«Ci dicano, subito, i rappresentanti della politica ai vari livelli di responsabilità – prosegue De Palma –, coloro che gestiscono nella quotidianità questo sistema sanitario, dal Governo alle Regioni, quale strada intendono adottare per tutelare chi, infermieri, medici e gli altri professionisti sanitari, ogni giorno continuano a rischiare la vita a contatto con i pazienti».

Il presidente Nursing chiede anche l’apertura di «una inchiesta su questo decesso: si faccia una analisi approfondita della reale efficacia del vaccino rispetto alle varianti e alle conseguenze in caso di re-infezione. In questa pandemia gli infermieri hanno già dato tanto, in termini di vite umane e di contagi. La maggior parte degli operatori sanitari italiani ha accettato di vaccinarsi senza batter ciglio. Consapevoli a pieno delle loro responsabilità nei confronti dei malati. E come la mettiamo se in questo caso l’infermiere deceduto fosse stato uno di quei colleghi obbligati a vaccinarsi ma che non aveva scelto di sottoporsi spontaneamente a questo tipo di immunizzazione?

Ci dica ora, il Ministro della Salute, quali parole andrebbero espresse nei confronti della famiglia di quest’uomo e nei confronti dei familiari, dei figli, di tutti coloro che, seppur vaccinati, rischiano a questo punto ogni giorno di re-infettarsi e di rischiare la propria vita.
Il Governo, le Regioni, ovvero i nostri datori di lavoro, sono obbligati a trovare le strade più idonee ed efficaci per tutelare la nostra salute, la salute dei dipendenti del SSN, di coloro che combattono per la vita dei pazienti».

Il nostro Ministro della Salute ci dica, prima possibile: come si intende agire con quegli operatori sanitari già vaccinati nei mesi di gennaio e febbraio, e quindi da più di 6 mesi? Le dosi di vaccino a cui si sono sottoposti, secondo le indicazioni dell’Oms, sono o non sono sufficienti a garantire un’idonea copertura?».

«Alla famiglia di Gabriele Napolitano, una vita di sacrifici come infermiere di sala operatoria, va il mio personale cordoglio e quello di tutti gli infermieri del Nursing Up. Non possiamo, per queste famiglie, per i tanti colleghi deceduti, fermarci qui, accontentarci di sapere che, secondo qualcuno, era in fondo tutto previsto a causa della non totale efficacia dei vaccini. Non possiamo accettare che per qualcuno ci troviamo solo di fronte “ad una triste sfortuna”», conclude De Palma.