• 23 Febbraio 2024
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Popolo della Famiglia: No a editoria gender tra i banchi di scuola

Editoria gender popolo della famiglia
Barbara Figus, coordinatrice del Pdf Sardegna: «Nelle biblioteche comunali come nelle scuole circolano da anni libri, per l’infanzia e l’adolescenza, che diffondono il gender. Quante famiglie lo sanno?».

Dal 20 febbraio in tutta Italia, promossa dal Popolo della Famiglia e dall’associazione “Voglio la mamma”, è partita una campagna di sensibilizzazione destinata ai genitori che intendano verificare con attenzione quanto accade o potrebbe accadere nella scuola frequentata dai propri figli circa la propaganda gender.

Di grande interesse è la nutrita editoria genderista, che si propone di tutelare “il sano sviluppo di bambini e adolescenti che non si riconoscono nel genere assegnato alla nascita“, «come recitano le associazioni gender che ritengono – spiega il Pdf – che la transizione possa essere un valido strumento di accompagnamento da sostenere fin dalla prima infanzia. In questa direzione opera da anni una propaganda che passa anche dalle fiabe e da una narrativa appositamente prodotta».

«Già dal 2014 in Italia – dichiara Barbara Figus, coordinatrice del Popolo della Famiglia Sardegna – l’istituto UNAR si impegnò a pubblicare con fondi pubblici e a diffondere in tutte le scuole degli opuscoli realizzati dall’Istituto Beck “Educare alla diversità a scuola”. Si ispiravano alle indicazioni europee contenute nello “Standard per l’Educazione Sessuale in Europa” che recepivano quelle emanate dall’OMS. Obiettivo favorire un modello educativo genderista che ha, da allora, progressivamente coinvolto centinaia di scuole con iniziative di vario tenore destinate a culminare in tempi più recenti nella cosiddetta “carriera alias”.

Barbara Figus Popolo della Famiglia

Parallelamente svariate case editrici si sono orientate alla pubblicazione di libri per l’infanzia e l’adolescenza che non tanto le scuole e le famiglie quanto le istituzioni pubbliche, nella fattispecie le biblioteche, hanno acquisito e reso disponibili al vasto pubblico».

«Limitiamoci a tre esemplari, ormai dei “classici” – prosegue Figus –. Nei panni di Zaff, Salvi-Cavallaro, Fatatrac 2015, presentato ai bambini di scuola materna dai 3 ai 5 anni. Il messaggio che passa è che si possa essere un giorno maschio ed un giorno femmina. Quale effetto può produrre nel bambino che sta maturando il proprio sviluppo cognitivo?

Un altro esempio da segnalare è “Tutto quello che non hai mai osato chiedere”, Zep-Bruller, Mondadori 2006, presentato ai bambini di scuola elementare dai 10 anni in su, come guida per una sessualizzazione precoce. Al capitolo Fare l’amore: come funziona, si mostra ai bambini come procedere in modo molto operativo. Attraverso le due figure, maschile e femminile, dotate di apposito buco, inserendo il proprio dito si emula con una notevole verosimiglianza il rapporto sessuale. Ne consegue che la femmina sia di fatto rappresentata da un buco. Che ne è della dignità del corpo femminile?

Ancor più illuminante per le famiglie  è il ” Catalogo dei genitori per bambini che vogliono cambiarli “, Claude Ponti, Babalibri, 2009. Come si evince dal titolo, ai bambini è offerta la possibilità di scegliere i genitori elencando consuete dinamiche: «I tuoi genitori ti scocciano, non li sopporti, non ti ascoltano, mettono a posto la tua stanza, si rifiutano di lasciarti la casa, ti portano in vacanza? Cambiali».

«La tutela dei minori è un’assoluta priorità – conclude Barbara Figus – e qualcuno avrebbe dovuto e dovrebbe controllare ancora oggi questi libri con contenuti osceni e diseducativi prima che vengano distribuiti. Certe immagini non sono assolutamente adatte a degli studenti delle elementari, serve andare a fondo sulla questione e verificare le responsabilità quando questi testi vengono introdotti nella didattica scolastica, oltre che nelle biblioteche e ludoteche pubbliche. Non ci stupiamo che l’intento esplicito sia quello di colpire al cuore la famiglia con l’intenzione di sottrarre ai genitori il loro primato educativo, nonché diritto. Nessuno dimentichi Bibbiano!».

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