• 23 Febbraio 2024
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Luogosanto al primo posto tra le “Città del Vino” della Sardegna grazie a Siddùra

Cantina Siddura Dino Dini
Il paese gallurese al vertice della classifica del concorso internazionale che premia le cantine vessillo del territorio di appartenenza.

Con le tre medaglie d’oro conquistate da Siddùra con i vini Maìa, Bèru e Nùali, Luogosanto è risultata prima tra le “Città del Vino” della Sardegna, titolo conquistato e certificato dopo la partecipazione della cantina gallurese al XXI “Concorso enologico internazionale Città del Vino – Wine City Challenge”.

Una grande soddisfazione per il Comune di Luogosanto, che in classifica precede territori decisamente più grandi, come per esempio Olbia. «Vedere Luogosanto al vertice della classifica delle “Città del Vino” della Sardegna è motivo di orgoglio», ha evidenziato il sindaco Agostino Pirredda. Siddùra cresce e con questa realtà imprenditoriale cresce anche il nostro paese come centro di produzioni vitivinicole eccellenti. Sono convinto che il terroir di Luogosanto, l’ambiente incontaminato, l’aria e l’acqua siano fattori determinanti per decretare l’eccellenza di un prodotto che nasce dalla terra, come è il vino. Questi riconoscimenti non riguardano solo la cantina che li riceve e Luogosanto, ma premiano l’intera Gallura e la Sardegna», ha concluso il primo cittadino.

Vigne Siddura

Gli ultimi risultati importanti della cantina più premiata della Sardegna portano la firma del Cannonau Likeness, concorso internazionale riservato ai vini Cannonau e promosso da Vinoway Italia, Comune di Oliena e Fondazione di Sardegna, con la collaborazione di Assoenologi Sardegna e con il patrocinio della Regione Sardegna. Siddùra ha portato a casa ottimi punteggi con i suoi vini prodotti da uve Cannonau: a partire da Èrema Doc Cannonau di Sardegna 2021 (92/100), Nudo Doc Cannonau di Sardegna 2022 (91/100) e Fòla Doc Cannonau di Sardegna Riserva 2019 (90/100).

«Il Cannonau, secondo Siddùra – spiega l’enologo della cantina di Luogosanto Dino Dini –, deve rispecchiare le caratteristiche originarie dell’uva. Il vino che ne deriva dev’essere profondo e corposo ed i rimandi ad aromi di piccoli frutti rossi quali le more e il lampone, presenti in tutte le fasi di lavorazione, devono ritrovarsi anche in bottiglia . È una delle varietà più antiche e coltivate del Mediterraneo, complice un adattamento perfetto alle condizioni pedoclimatiche della Sardegna, in grado di dar vita a vini di grande spessore».

Un grande risultato va segnalato anche per il Vermentino Spèra 2021, che ha ottenuto riconoscimenti importanti: a partire dai 98 punti assegnati dalla guida “Vinodabere” al Vermentino di Gallura della cantina di Luogosanto; poi il “Premio qualità-prezzo” dalla guida del Gambero Rosso “Berebene”, in collaborazione con le migliori enoteche d’Italia; infine l’ottimo punteggio assegnato da Falstaff, rivista di settore che rappresenta un vero e proprio punto di riferimento per il settore enogastronomico soprattutto nel nord Europa, dalla Germania ad Austria e Svizzera.

«Alcuni vitigni, tra cui il Vermentino, sono più adatti ad affrontare il trascorrere del tempo e migliorano con gli anni. Per far sì che un vino come Spèra possa essere capace di invecchiare bene, dev’essere innanzitutto buono da bere sin da subito, appena uscito dalla cantina – sottolinea ancora Dino Dini, enologo di Siddùra –. Contano poi le escursioni termiche, la giusta maturazione, le rese, una certa altitudine, il tipo di suolo, l’alcolicità e un’acidità ben equilibrata. Infine, le operazioni in cantina devono essere poche, ma accurate».

Un sistema collaudato che ha riconosciuto a Siddùra una fama internazionale, acquisita per la qualità dei suoi vini e rafforzata anche di recente con la medaglia d’oro per Bèru e quella d’argento per Tìros conquistate al “Concours mondial de Bruxelles”. Profilo internazionale confermato anche dal doppio oro per Bacco, Nùali, Bèru e Maìa al Gilbert & Gaillard 2023 e oro per Èstru, Èrema, Nudo e Spèra.

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