In Sardegna quasi introvabili panettieri e pastai
Su 660 ingressi previsti nell’Isola, il 71,2% è di difficile reperimento. Nell’artigianato introvabile il 65% degli esperti. Giacomo Meloni (presidente Confartigianato Sardegna): «Un muro invisibile impedisce l’incontro tra domanda e offerta».
CAGLIARI | 30 agosto 2026. In Sardegna, nel settore dell’alimentare, le imprese faticano sempre più a trovare personale qualificato: di difficile reperimento sono in particolare panettieri, pastai, pasticceri, gelatai e conservieri. La constatazione emerge dall’ultima analisi dell’Ufficio Studi di Confartigianato Sardegna, su dati Unioncamere-ANPAL: le imprese sarde del comparto alimentare e bevande prevedono l’ingresso di 3.780 nuovi lavoratori, ma per ben 1.370 di questi (il 36,2%) il reperimento è considerato “difficile”.
Sebbene il dato generale ponga la Sardegna al 13° posto in Italia per criticità, sotto la media nazionale del 38,6%, la situazione precipita quando si analizza il cuore pulsante dell’economia regionale: l’artigianato. Il vero “bollino rosso” riguarda le professioni d’eccellenza come panettieri, pastai, pasticceri e gelatai artigiani. L’Isola, nella classifica nazionale, si posiziona all’8° posto per difficoltà di reperimento, con una percentuale del 65,1%, ben al di sopra della media nazionale del 56%.
Nello specifico, per panettieri e pastai artigiani, su 660 ingressi previsti nell’Isola, il 71,2% è di difficile reperimento, dato che colloca la Sardegna al 10° posto in Italia. Per pasticceri, gelatai e conservieri artigiani, invece, la difficoltà riguarda il 45% delle ricerche, pari a 90 unità su 200.
«I dati ci consegnano una fotografia agrodolce», commenta Giacomo Meloni, presidente di Confartigianato Imprese Sardegna, sottolineando da un lato un settore «estremamente dinamico e affamato di competenze» e dall’altro «un muro invisibile che impedisce l’incontro tra domanda e offerta. Vedere che per oltre il 71% dei panettieri e pastai artigiani sardi non si riesca a trovare candidati idonei – aggiunge – è un campanello d’allarme che non possiamo ignorare». Secondo Meloni, a mancare non sono solo i lavoratori ma «le competenze specifiche che rendono unico il nostro prodotto tipico», con il rischio di frenare la crescita del “Made in Sardegna” per carenza di personale piuttosto che di ordini.
«Le nostre imprese artigiane, che rappresentano quasi il 20% del comparto alimentare regionale – continua Meloni –, sono pronte a investire e assumere, ma non possono essere lasciate sole nella sfida del ricambio generazionale. È necessario incentivare economicamente le assunzioni di giovani apprendisti e sostenere il passaggio di competenze dai maestri alle nuove leve, prima che questo patrimonio di saperi vada perduto per sempre».
A livello nazionale, la difficoltà di reperimento per le imprese alimentari tocca punte del 43,6% in Piemonte-Valle d’Aosta e del 42,5% in Friuli-Venezia Giulia. In Sardegna, se si guardano specificamente le imprese artigiane, la quota di lavoratori introvabili sale al 39,3%, pari a 460 figure su 1.170 ingressi previsti.
I dati evidenziano un preoccupante scollamento tra sistema formativo e reali esigenze del mercato, che tra il 2021 e il 2025 ha visto l’occupazione nel food crescere a ritmi sostenuti, con un incremento del 25,2% nell’UE a lungo periodo.
«Dobbiamo sfatare il mito che i mestieri dell’artigianato alimentare siano lavori di serie B o polverosi e è per questo stiamo entrando nelle scuole. Al contrario, oggi l’“Intelligenza Artigiana” fonde tradizione millenaria e tecnologie d’avanguardia. Se il 65% delle figure specializzate artigiane nell’Isola è introvabile, significa che c’è uno spazio enorme per i nostri giovani», conclude il Presidente di Confartigianato Sardegna.
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